Sadist – Recensione: Hyaena

Tornano finalmente i Sadist, orgoglio italiano da Genova, dopo ben cinque anni di silenzio dall’ultima prova in studio: lo fanno con questo “Hyaena”, un concept che profuma di Africa in ogni cellula, a partire dai suoni classici della band combinati alla maestria del percussionista Jean N’Diaye, alla copertina e al booklet (opera rispettivamente di Luca Orecchia e Manuel Del Bono). Produzione nuovamente affidata al chitarrista (e tastierista) Tommy Talamanca ai Nadir Music Studios che, insieme al vocalist Trevor, al bassista Andy Marchini e ad Alessio Spallarossa dietro le pelli, riesce attraverso queste dieci tracce ad entusiasmare ed emozionare gli amanti del suono prog-death.

La leggenda narra che la iena sia un animale cavalcato dal demonio (da qui il titolo della quarta traccia, dalla suggestiva intro, che è uno schiacciasassi a piena velocità pur riuscendo ad integrare elementi tribali e tecnicamente impressionanti) e i Sadist riescono a domare la belva fin dall’opener “The Lonely Mountain” con le sue scariche fulminanti e pesanti, fra suoni della giungla e aperture melodiche che impreziosiscono ulteriormente la fattura del brano.

“Pachycrocuta”, felino preistorico massiccio e muscoloso, gioca su binari ritmici funambolici e sublima in un assolo melodico che introduce tastiere dal suono classico prima che lo scream del bravissimo, ancora una volta, Trevor prenda nuovamente il sopravvento; “Bouki” è progressive fin dalla tastiera iniziale e riesce a dimostrare che quattro musicisti individualmente fenomenali possono organicamente coesistere per portare un brano ai massimi livelli aggiungendo ognuno un pizzico di estro e fantasia.

“Scavenger And Thief” pone un accento sulle gelide sonorità che i Sadist riescono a fondere con gli elementi tribali mentre lo strumentale “Gadawan Kura” è la parte più sognante di questo CD e fa tornare alla ribalta le capacità tecniche del quartetto; “Eternal Enemies” si fa ricordare per l’iniziale riff acustico impazzito e le percussioni che si inseriscono strisciando, che tornano come fiere mascherate a metà e fine brano per conferire un senso di incombente pericolo.

“African Devourers” è più lenta e ha suoni profondi grazie anche alle tastiere e riesce a fornire un ottimo palcoscenico strumentale per la prova da mattatore del cantante; “Scratching Rocks” ha un riff iniziale di tastiera che ricorda volutamente la terza canzone e si muove come una bestia feroce ora in maniera schizofrenica, ora poderosamente, ora in modo più trascinato per raggiungere la preda e consumarla con calma nella propria tana.

“Genital Mask” chiude il CD e in sei minuti precisi riesce a mixare nuovamente con maestria percussioni, assoli jazzati, death, scream, tribalismi arditi e tastiere come un piatto saporito e gustoso che non stomaca ma, anzi, ha il potere di far venire ancora più voglia di mangiare una leccornia tale.

Tecnicamente ineccepibile, compositivamente clamoroso, dal punto di vista sonoro preciso e tagliente come un bisturi: “Hyaena” dei Sadist è la gradita conferma che uno dei migliori gruppi prog-death a tutto tondo è in Italia e si può tranquillamente affermare che la belva del titolo è cavalcata da questi quattro musicisti formidabili che fra violenza e punta di fioretto riescono nuovamente a centrare il bersaglio.

Voto recensore
8
Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. The Lonely Mountain
02. Pachycrocuta
03. Bouki
04. The Devil Riding The Evil Steed
05. Scavenger And Thief
06. Gadawan Kura
07. Eternal Enemies
08. African Devourers
09. Scratching Rocks
10. Genital Mask


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Sadist/466835156803523?fref=ts

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Alessio

    Ho ascoltato l’opener “the lonely mauntain” . Notevoli somiglianze con i DEATH di “the sound of perseverance”, persino i vocalizzi ricordano molto quelli di Chuck Shouldiner. COMPLIMENTI !

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