Sacrosanct – Recensione: Necropolis

1988: il chitarrista Randy Meinhard, insieme agli italo-olandesi Marco Foddis e Patrick Mameli, fonda i Pestilence. Dopo la registrazione di un demo e del primo album, Meinhard lascia la band l’anno successivo, per dar vita a un gruppo tutto suo (anche se, considerando i continui cambi di formazione, sarebbe più opportuno parlare di solo un project…). L’obiettivo del musicista nordeuropeo, almeno agli inizi della carriera solista, era quello di dedicarsi a un thrash tecnico e progressive, sottogenere nato alla fine degli anni ’80 grazie ad acts come i Watchtower, i Coroner, i Deathrow, i Toxik, Forbidden, Sadus ecc… Con i Sacrosanct l’axeman olandese di origine tedesca realizza, nel biennio 1990-1991, “Truth Is – What Is” e “Recesses for the Depraved“, due platter technical/prog thrash , dalle atmosfere drammatiche e futuristiche, caratterizzate da un buon guitarwork. Nulla di trascendentale (difficile fare di meglio, visto il livello qualitativo e il numero di band che hanno segnato questo stile), ma, comunque, due discreti lavori originali. Nel 1993, il terzo disco di Meinhard si orienta verso un singolare ibrido tra power/progressive e doom.

2018: esce il nuovo album “Necropolis” che prosegue, dal punto di vista dei contenuti, le tematiche apocalittiche e post-futuristiche, care al mastermind. Musicalmente parlando, il full length riprende un progressive dalle atmosfere malinconiche e cupe. Un incrocio tra Queensryche, primi Dream Theater, Nevermore (seppur meno oppressivi e con il freno a mano tirato), parti groove e passaggi dal sapore alternative. Insomma, poco o nulla a che vedere con lo stile che contraddistingueva in origine Meinhard e soci: il thrash intricato e tecnico degli esordi, fulcro del songwriting dei primi Sacrosanct, appare un ricordo sbiadito che emerge qua e là, senza più risultare una componente essenziale. I brani, che si aggirano in media tra i 7 e i 9 minuti, si ascoltano facilmente grazie a una discreta variabilità strutturale e a linee melodiche buone. Risultano, tuttavia, piuttosto derivativi, mancando di quel quid che ci si aspetterebbe da un musicista dotato di una così pluriennale esperienza. Altro punto a svantaggio di “Necropolis” è la prova del vocalist. La timbrica si sposa con il mood generale dell’album, così come l’espressività, ma l’impressione è che il cantante non si impegni più di tanto, ma si accontenti di portare a casa il compitino, risultando alla lunga ripetitivo e noiosetto.

Il disco non è “scarso” o “suonato male”, data la presenza di brani come “Only One God” che parte come ballad e si trasforma in un pezzo prog thrash convincente, “The Grim Sleeper”, pezzo tirato in stile speed/thrash (anche se cita troppo da vicino i Metallica, in particolare il riff portante di “The Four Horsemen”), o “Clouds Obscured The Sun”, forse una delle canzoni meglio riuscite del lotto, insieme alla “quasi” titletrack “NecroPolice“. Il problema fondamentale, che non riguarda solo questi pezzi (che pure mostrano le loro potenzialità), è l’approccio che i Sacrosanct hanno adottato nella composizione: poche idee e una evidente tendenza a seguire in maniera pedissequa e manieristica certi schemi musicali. Il risultato è che la band, non solo richiama in maniera troppo evidente le proprie influenze, ma indulge ad autocitarsi nelle soluzioni stilistiche adottate, dando vita a canzoni che si avviluppano su sé stesse senza riuscire ad esprimersi al meglio.

Nessuno si aspettava che “Necropolis” potesse essere il disco del secolo, ma dopo 25 anni dall’ultimo full length, era lecito sperare in un lavoro focalizzato, maturo, che mettesse in evidenza la personalità e la creatività di Meinhard. Un’idea precisa, un progetto condiviso sulla direzione musicale da intraprendere, una lineup stabile, forse, avrebbero consentito di dar vita a un album qualitativamente superiore. L’evoluzione, in un percorso artistico, è un’arma a doppio taglio se non si è in grado di dosarla; la soluzione ideale sarebbe quella di trovare un giusto equilibrio tra innovazione e identità. I Sacrosanct, con quest’ultima release, sono riusciti solo in parte a sfruttare l’aspetto “sperimentale” e sembrano aver perso definitivamente il loro sound distintivo.

Voto recensore
6
Etichetta: ROAR! Rock Of Angels Records

Anno: 2018

Tracklist: 1. The New Age Of Fear 2. My Last White Light 3. The Grim Sleeper 4. Only One God 5. Melancholy 6. Clouds Obscured The Sun 7. NecroPolice 8. The Pain Still Lasts
Sito Web: https://www.facebook.com/sacrosanctbandofficial/

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