Sacred Steel – Recensione: Heavy Metal Sacrifice

I veterani Sacred Steel celebrano il loro ventennale di attività con “Heavy Metal Sacrifice” (nona release), il loro album più classico e robusto insieme al capolavoro “Wargods Of Metal” (1998).

Abbandonata quasi completamente la deriva thrash metal (sebbene rimangano diversi riferimenti in alcune canzoni) i tedeschi propongono ciò che li ha resi famosi sia in positivo che in negativo, ossia ottimo heavy metal, violento, veloce, epico ed a tratti anche estremo.

La tracklist è posta all’inizio dell’album, proprio dopo l’intro iniziale ed è una cavalcata di grande energia che ricorda proprio la song “Wargods Of Metal”.

A seguire abbiamo due pezzi da novanta come l’epic track “The Sign Of The Skull”, dotata di un ritornello fantastico (che evidenzia le radici manowariane dei nostri) ed a seguire la veloce e ruvida “Hail The Godz Of War”, cavalcata che esplode nell’accoppiata bridge/ritornello grazie a cori costruiti alla perfezione e ad una linea vocale melodica, solida ed orecchiabile

La successiva traccia “Vulture Priest” lascia intravedere nel riffing la base thrash metal dei chitarristi Jonas Khalil (soprattutto) e Jens Sonnenberg (membro della prima line-up; fino al 2006 era il bassista) ma il ritornello è pura apoteosi epica nello stile della band che pone sugli scudi la voce inconfondibile di Gerrit Mutz, leader e membro fondatore del gruppo di Ludwigsburg. Altrettanto veloci e serrate sono “The Dead Walk The Earth” (anche i tedeschi sono rimasti colpiti dal revival sugli zombi…) e “Let There Be Steel”, ossia due canzoni scatenate che pongono sugli scudi un altro membro fondatore ossia il dinamitardo drummer Mathias Straub.

Epic metal serrato ed efficace (con Gerrit sugli scudi) lo ritroviamo ancora in “Chaos Unleashed” mentre “Beyond The Gates Of Nineveh” mostra il lato cupo dei nostri

Non mancano poi alcune sorprese come ad esempio la cavalcava power “Children Of The Sky” che raggiunge il suo apice nel ritornello estremamente melodico e lontano dei soliti standard dei tedeschi, ma anche lo scherzo in stile S.O.D. “Iron Donkey” è un fulmine a ciel sereno.

Per l’artwork i Sacred Steel si sono affidati al polacco Lukasz Jaszak che ha già lavorato per diverse band estreme come Blood Red Throne, Decapitated, Dornenreich, ecc.

Concludendo sottolineiamo il valore di “Heavy Metal Sacrifice”, un album che non può mancare a tutti i fan più accaniti di metal senza compromessi.

Sacred Steel - Heavy Metal Sacrifice

Voto recensore
8,5
Etichetta: Cruz del Sur Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Intro (Glory Ride) 02. Heavy Metal Sacrifice 03. The Sign Of The Skull 04. Hail The Godz Of War 05. Vulture Priest 06. Children Of The Sky 07. Let There Be Steel 08. Chaos Unleashed 09. The Dead Walk The Earth 10. Beyond The Gates Of Nineveh 11. Iron Donkey
Sito Web: http://www.sacredsteel.eu/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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