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Sabbath Assembly – Recensione: Rites Of Passage

Gli americani Sabbath Assembly, progetto del drummer Dave Nuss e della vocalist Jamie Myers, tornano sul mercato discografico con “Rites Of Passage”, quinta prova in studio. Il nuovo album conferma i mutamenti stilistici evidenziati dalla precedente release omonima, ovvero l’abbandono della dimensione folk/psychedelic rock a favore di un doom metal malinconico e raffinato.

“Rites Of Passage” presenta inoltre un’inedita vena progressive che si aggiunge all’interessante percorso evolutivo della band, che di fatto va a tracciare profonde continuità con acts come gli Hammers Of Misfortune (in cui la stessa Jamie ha militato), gli Slough Feg e con alcune cose dei Cathedral della prima ora.

L’opener “Shadows Revenge” mostra come la band abbia preferito dei mid-tempos anthemici con linee melodiche piacevoli ma non immediate, vari cambi di tempo e di intenzione che si susseguono nella fantasia della sezione ritmica e nei dialoghi tra le chitarre di Kevin Hufnagel (Gorguts) e di Ron Varod, spesso autori di assoli di buona fattura. Protagonista è però la voce di Jamie Myers, mai come questa volta versatile e in grado di passare da tonalità dolci ad altre aggressive, mostrando grande partecipazione e intensità.

La prima parte del disco trova ancora esiti positivi nelle vena epica di “I Must Be Gone”, pezzo granitico e doom oriented in chiave Cathedral/Candlemass e in “Does Love Die”, lacrimevole ballad acustica (e dunque per sua natura spartiacque dell’album) che chiama nuovamente in causa i retaggi folk/psichedelici del gruppo e interpretata magistralmente dalla Myers.

“Twilight Of God” apre invece la seconda parte con uno scenario misterioso e parecchio sabbathiano, l’incipit fa salire sugli scudi il basso potente di Johnny DeBlase, poi via via il pezzo si elettrifica e irrobustisce sfumando in un finale hard/prog dal gusto vintage. La suite “The Bride Of Darkness” chiude con un mood liturgico scandito da una linea melodica oscura ma accattivante che si perpetua; un brano tipicamente epic/doom spezzato da un intermezzo jazz onirico.

Fa piacere come la band abbia questa volta indovinato non soltanto uno stile più distintivo, ma anche una serie di brani ben congegnati e senza cedimenti, valorizzati poi dal consueto panorama lirico di carattere occulto e filosofico con il quale i Sabbath Assembly esprimono una visione alternativa del concetto di divino. Ascolto consigliatissimo.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Svart Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Shadows Revenge 02. Angels Trumpets 03. I Must Be Gone 04. Does Love Die 05. Twilight Of God 06. Seven Sermons To The Dead 07. The Bride Of Darkness
Sito Web: http://www.sabbathassembly.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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