Sabaton – Recensione: The Great War

A tre anni di distanza dall’ultimo e forse non memorabile “The Last Stand”, i Sabaton tornano con un nuovo, ambizioso disco, un concept focalizzato su uno degli eventi più significativi della storia: la Prima Guerra Mondiale.

“The Great War”, non a caso il titolo dell’album, promette di ripercorrere i fasti di illustri predecessori nella discografia della band, quei “The Art Of War” e “Carolus Rex” che hanno mostrato come, in fondo, la band svedese riesca a dare il meglio di sè quando si trova di fronte ad una tematica su cui concentrarsi, meglio ancora se l’oggetto di analisi costringe i nostri eroi ad addentrarsi nelle zone più oscure del loro canonicissimo power metal.

La opener “The Future Of Warfare” avrebbe potuto trovare posto nel già citato “Carolus Rex”, un pezzo in pieno stile Sabaton che fin dalle prime note mostra le grandi potenzialità di “The Great War” e cattura con una melodia di quelle che rimangono impresse fin dal primo ascolto.
“Seven Pillars Of Wisdom”, incentrata sulla figura di Lawrence d’Arabia, continua sull’ottima strada già segnata dal pezzo precedente: gli ingredienti ci sono di nuovo tutti, riffoni accattivanti, batteria precisa, ritornello catchy, il tutto abbellito dal timbro riconoscibile del vocalist Joakim Brodén.

Siamo ancora in territori decisamente Sabatoniani con “82 nd All the Way” che, però, fa tornare alla mente più alcuni episodi di “Heroes” che non dei grandi capolavori della band; “The Attack of the Dead Men” riporta l’ascoltatore sui lidi più dark di “The Great War” e ipnotizza con il suo ritornello che, scandito com’è da un ritmo marziale, rievoca l’incombere di una battaglia che non può essere vinta. Di certo uno dei pezzi più interessanti dell’intero album.
Precisa, diretta, aggressiva al punto giusto la successiva “Devil Dogs”, che di nuovo si muove in luoghi assai noti ai fan della band: la classica quiete prima della tempesta.

E poi, eccolo lì, il pezzo che non ti aspetti, quello che deve essere ascoltato molte volte per esprimere al meglio tutte le sue sfaccetature: “The Red Baron” è il brano che odi al primo ascolto eppure ti si insinua nelle orecchie e, inevitabilmente, nella testa, tanto che alla fine non puoi più farne a meno. Giusta la scelta di proporlo come singolo, per dare modo al pubblico di assimilarlo al meglio; con il suo organo strimpellato al ritmo di una batteria drittissima, “The Red Baron” vuole essere uno slogan: i Sabaton non hanno paura di osare ancora, nè di disorientare i loro fan con la traccia che non avresti mai immaginato e che, nonostante tutto, è esattamente dove dovrebbe essere.

La band svedese dosa con maestria sorprese e novità e con la quasi title track “Great War” riporta il disco su toni epici e qui davvero vicini ai fasti di pezzi come “Carolus Rex”: a farla da padrone è la fantastica prova vocale di Joakim Brodén, in totale spolvero in un’interpretazione sentita e coinvolgente.

La seconda parte del disco riserva un’altra perla, la bellissima “A Ghost In Tne Trenches”, di nuovo un passo fuori dalla comfort zone della band e dei suoi fan più accaniti, che saranno però ripagati da un pezzo tiratissimo che, speriamo, possa trovare un suo spazio in sede live.
Ci avviamo verso la conclusione del viaggio con il singolo “Fields Of Verdun”, un’altra tappa nelle atmosfere più buie di questo “The Great War”, che però non rinuncia all’approccio epico/melodico che è la fortuna della combo di Falun.
“The End of the War to End All Wars” è senza dubbio il pezzo più complesso del disco: una tastiera malinconica lascia spazio ad un’ariosa parte orchestrale, alternata a strofe che più Sabaton di così non si potrebbe.
Un’esplosione di grandiosità che fa da contrappunto alla chiusa dimessa di “In Flanders Fields”, affidata, semplicemente, ad un coro di voci a cappella.

Sono passati quasi tre anni da “The Last Stand” e, con “The Great War”, i Sabaton trovano la giusta risposta a chi era rimasto un po’ deluso dall’ultimo album di studio.
In ormai vent’anni di carriera, gli eroi di Falun hanno piantato delle solide basi nel panorama heavy metal. I Sabaton sono ancora qui, e hanno tutta l’intenzione di rimanerci.

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2019

Tracklist: Tracklist: 01. The Future Of Warfare 02. Seven Pillars Of Wisdom 03. 82nd All The Way 04. The Attack Of The Dead Men 05. Devil Dogs 06. The Red Baron 07. Great War 08. A Ghost In The Trenches 09. Fields Of Verdun 10. The End Of The War To End All Wars 11. In Flanders Fields
Sito Web: https://www.sabaton.net/

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

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