Enslaved – Recensione: Ruun

A due anni di distanza dall’ottimo ‘Isa’, i norvegesi Enslaved tornano sul mercato discografico con ‘Ruun’, una release in cui il sound della band si fa totalmente distinguibile, un ottimo connubio tra il viking/black metal degli esordi e intuizioni progressive, gocce di psichedelia e riferimenti all’hard rock degli anni ’70. Il disco comincia con l’ottima ‘Entroper’, una track dai fraseggi chitarristici fieri e compatti uniti a divagazioni progressive abbastanza marcate che tuttavia non intaccano il corpo epico della song. La successiva ‘Path To Vanir’, cadenzata e granitica, sfiora i lidi del doom e si appoggia a una interessante venatura fusion nella parte centrale del brano.

Proseguendo nell’ascolto incontriamo la titletrack, un brano con parti di chitarra “spezzate” e pesanti in cui si scorge una malinconia vicina ai Nevermore (Grutle Kjellson assume una tonalità recitante e lamentosa), la splendida ‘Tides Of Chaos’, un episodio davvero solenne che fa leva su degli ampi momenti sinfonici e teatrali in stile Bal Sagoth e ancora ‘Api-Vat’, un brano più tipicamente viking che guarda al passato della band, un anthem semplice e diretto ma assai emozionante.

Se vogliamo essere pignoli e trovare un difetto a questo lavoro, potremmo dire che rispetto al precedente ‘Isa’, il nuovo album manchi del fattore sorpresa, ma agli Enslaved non possiamo rimproverare nient’altro. Lo stile della band è ormai maturo e riconoscibile, ‘Ruun’ si rivela un ottimo ascolto che non dovrebbe mancare nella collezione di chi apprezza il lato più tecnico ed elaborato della musica estrema.

Voto recensore
7
Etichetta: Tabu / Audioglobe

Anno: 2006

Tracklist:

01.Entroper
02.Path To Vanir
03.Fusion Of Sense And Earth
04.RUUN
05.Tides Of Chaos
06.Essence
07.Api-Vat
08.Heir To The Cosmic Seed


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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