Rush – Recensione: Fly By Night

Abbiamo ormai cercato di metabolizzare il fatto che non rivedremo più i Rush dal vivo mentre manteniamo sempre accesa la fiammella della speranza di poter di nuovo sentire qualcosa del magico trio in studio. Non possiamo far altro quindi che ricordare con regolarità quanto i canadesi abbiano dato al mondo della musica rock più sfaccettata e questa volta ci concentriamo sull’album che sancì la stabilizzazione della formazione nota a tutti, tramite l’ingresso del tentacolare batterista e autore di testi Neil Peart.

“Fly By Night” uscì nel 1975 ed è secondo il sottoscritto uno degli album più belli di tutta l’irripetibile decade dei Seventies; sarà una suggestione ma con la rullata di batteria che apre “Anthem” si percepisce come ci si trovasse davanti ad una svolta (in positivo) per la band che da qui in poi si getterà in toto nell’universo progressive rock nato da qualche anno ma che rileggerà in maniera del tutto personale. La voce di Geddy Lee è acutissima e ancora decisamente debitrice allo stile di Robert Plant ma le strutture compositive sulle quali deve scorrere iniziano ad essere tutto fuorchè lineari.

Si inizia a notare qualche escursione nel lato più epico, tipico di album come “2112” e “Hemispheres”, segnatamente in “By-Tor & The Snow Dog” anche se non paragonabile agli eccessi di altre band tipo King Crimson o Yes che in quegli anni avevano già dilatato a dismisura le proprie canzoni; il pezzo nasceva inoltre da un aneddoto spiacevole che il loro resposabile luci Howard Ungerleider ebbe con i cani del manager (e quarto membro effettivo) Ray Danniels che non lo accolsero molto bene in giardino.

I Rush rimanevano ancorati a strutture blues hard rock (“Beneath, Between & Behind”) e stavano involontariamente gettando i semi per quello che sarà il progressive metal, vale a dire l’unione dell’elettricità distorta proprio dell’hard rock con le strutture compositive più ariose del progressive.

I testi di Peart, ispirati alla scrittrice di origine russa Ayn Rand (di cui il musicista accolse in pieno la teoria dell’Oggettivismo) davano a Lee e Lifeson delle basi più solide su cui sperimentare nuove strade musicali.

Ed era solo l’inizio!

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Etichetta: Mercury/Polygram

Anno: 1975

Tracklist: 01. Anthem 02. Best I Can 03. Beneath, Between & Behind 04. By-Tor & The Snow Dog I. At The Tobes Of Hades II. Across The Styx III. Of The Battle IV. Epilogue 05. Fly By Night 06. Making Memories 07. Rivendell 08. In The End
Sito Web: http://www.rush.com

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