Running Wild – Recensione: Port Royal

“Port Royal” segna l’inizio dell’epoca d’oro dei Running Wild; con il precedente album “Under Jolly Roger” del 1987 la ciurma guidata da Rock’n’Rolf (al secolo Rolf Kasparek) aveva definito l’immaginario lirico e musicale da seguire dopo i primi due lavori impostati su tematiche riferite all’immaginario oscuro/satanista (da non prender troppo sul serio) senza tralasciare alcuni ottimi inni al metal. Il 1988 è quindi il turno del quarto full length del gruppo di Amburgo e fin dalla line-up si respira aria di novità importante. Infatti cambia l’intera sezione ritmica con l’ingresso del batterista Stefan Schwarzmann e soprattutto del bassista Jens Becker, uno dei maggiori protagonisti del lavoro. Grazie al supporto dei due nuovi membri le chitarre di Rolf e Majk Moti vengono ancor più esaltate e propongono un riffing ancor più maturo e convincente.

La quattro corde di Becker è protagonista assoluta un po’ ovunque, innervando ogni brano di energia e potenza, ma emerge soprattutto nello strumentale Final Gates” (composta dallo stesso musicista) e nell’epica cavalcata “Conquistadores”, ossia uno dei pezzi da novanta del lavoro; in queste tracce il basso domina incontrastato.

L’immaginario dei pirati viene esaltato nell’arrembante opener “Port Royal”, luogo di rifugio e importante punto di riferimento, nonché in “Mutiny” e nel primo brano lungo dei nostri, ossia “Calico Jack”, che narra le vicende del pirata inglese del XVIII secolo che creò la tipica bandiera Jolly Roger.

Le fonti di ispirazione di Rolf però sono più vaste e in questo lavoro le possiamo ammirare quasi tutte; troviamo riferimento alla triste saga dei nativi americani nella poetica ed epica “Uaschitschun” (altro capolavoro del disco); nel brano “uaschitschun” sta per “fantasma” ed è riferito all’uomo bianco. Nel testo i nativi mettono in guardia i bianchi delle conseguenze disatrose del loro comportamento nel mondo e si chiude con la citazione bellissima della tribù Cree: “Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo pesce pescato, l’ultimo fiume avvelenato, solo allora ci renderemo conto che l’uomo non può mangiare il denaro”.

Ci imbattiamo poi nella critica sociale verso la chiesa nel ruvido anthem “Into The Arena” o ancora nell’invito alla ribellione dell’incalzante “Raging Fire”.

E’ poi da sottolineare anche l’ottimo artwork di copertina che raffigura l’intera band all’interno di una locanda della famigerata Port Royal in compagnia della mascotte Adrian.

“Port Royal” è il primo vero classico dei Running Wild “pirateschi” ed annovera fra le sue fila alcuni classici di gran valore.

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Etichetta: Noise Records

Anno: 1988

Tracklist: 01. Intro 02. Port Royal 03. Raging Fire 04. Into The Arena 05. Uaschitschun 06. Final Gates 07. Conquistadores 08. Blow To Kingdom Come 09. Warchild 10. Munity 11. Calico Jack
Sito Web: http://www.running-wild.net/

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