Running Wild – Recensione: Pile Of Skulls

Grazie a “Pile Of Skulls”, uscito nel 1992, i Running Wild raggiungono quel che rimane ad oggi il loro apice compositivo assoluto che continuerà anche con il capolavoro seguente “Black Hand Inn”.

In questa release tutto funziona egregiamente a partire dall’artwork che vede il mitico Andreas Marschall (nel periodo più produttivo della propria carriera) che rende al meglio la “pila di teschi” che ricorda il titolo dell’album, proposto quasi come un sinistro comulo di tesori di piratesca memoria.

La line-up, in secondo luogo, è semplicemente perfetta a partire dalla presenza di Stefan Schwarzmann alla batteria che dona la giusta carica di energia senza sbavature, per continuare con Thomas “Bodo” Smuszynski al basso che, nonostante non sia eclettico come Jens Becker, dimostra di saper innervare di energia ogni singolo brano; si continua poi con Alex Morgan alla seconda chitarra che si divide egregiamente il lavoro con il leader e compositore principale Rolf Kasparek.

E’ comunque evidente che i pezzi sono lì a dimostrare la genialità assoluta di un periodo semplicemente esaltante dal punto di vista compositivo; non ci sono pezzi che non meritino il massimo dei voti esclusa la noiosa cadenzata “Roaring Thunder” che sembra la classica piccola imperfezione posta quasi a dimostrare che anche i Running Wild sono umani.

Scorrendo la tracklist invece, come si affermava, ci si imbatte solo e soltanto in tanti piccoli capolavori a partire dall’intro “Chamber Of Lies” (uno dei più riusciti dei nostri) che con quel suo stile da ballata antica in continua progressione fa accelerare il battito cardiaco e l’attesa fino all’esplosione che arriva con l’opener “Whirldwind”, roboante e veloce cavalcata che pone sugli scudi la linea ritmica ed un riffing semplicemente perfetto nel suo saper conquistare l’ascoltatore fin dal primo ascolto.

Si prosegue con la rock-oriented “Sinister Eyes”, pezzo semplice e caratterizzato da un chorus immediato e godibile da ascoltare in continuazione e poi ci si imbatte in “Black Wings Of Death”, capolavoro assoluto che inizia con un fraseggio vincente di chitarra, lento e ossessivo, che sfocia in un cadenzatone drammatico e suadente che esalta proprio il “ricamo” strumentale della sei corde grazie ad una parte strumentale di indubbio fascino.

Dopo tanto coinvolgimento emotivo giungiamo all’esplosiva “Fistful Of Dynamite”, power speed a tinte rock che pone l’accento da un lato nell’indovinato ritornello e d’altro canto ancora sul fraseggio dinamico delle chitarre che vengono sostenute a dovere da una linea ritmica che non concede tregua. Passando oltre l’unica caduta di stile dell’album (già citata) giungiamo alla title-track, una song power speed, la più veloce del CD, che ripropone gli stessi punti di forza del pezzo precedentemente citato e li estremizza ancor di più.

Altro capolavoro del disco che diventa anche single è poi “Lead Or Gold”, cavalcata dall’ispirazione piratesca che esalta lo stile di vita dei predoni del mare; dal punto di vista musica il riffing di chitarra è uno dei più ispirati della carriera della band e la progressione emotiva creata dal lavoro incrociato della sei corde e della linea ritmica riesce ad esprimere il meglio del sound Running Wild creando una selle canzoni-simbolo del gruppo.

Grazie alla successiva “White Buffalo”, brano cadenzato e incalzante, Rock’n’Rolf torna a parlare del disastro ecologico incombente sulla società contemporanea utilizzando in modo egregio simboli e metafore dei nativi americani.

Giungiamo infine al termine della tracklist prima con la piratesca power “Jenning’s Revenge” di buon impatto ma meno incisiva di quasi tutti gli altri pezzi ed infine alla suite per eccellenza dei Running Wild, ossia “Treasure Island” che, ispirata chiaramente dal romanzo di Robert Luis Stevenson, risulta l’ennesimo capolavoro di un CD che merita di rientrare nell’Olimpo del metal. La canzone conquista fin dalle prime battute con l’intro narrato ed un fraseggio ipnotico di chitarra che ci catapulta immediatamente nell’atmosfera di pura avventura del libro; il riffing e la progressione eccellente creata dal fraseggio delle sei corde ci portano implacabilmente al ritornello magniloquente che conquista immediatamente grazie anche all’utilizzo quanto mai riuscito di più voci che lo rendono ancor più evocativo. La suite si evolve poi in modo non complesso con fascino e sapienza compositiva senza mai banalizzare la traccia e facendo rimanere sempre alta l’attenzione fino alla riproposizione conclusiva del ritornello.

“Pile Of Skulls” risulta quindi essere un vero e proprio forziere di tesori che vanno a proporre, tipologia per tipologia, alcune fra le canzoni più riuscite in assoluto dei Running Wild.

Etichetta: EMI

Anno: 1992

Tracklist: 01. Chamber Of Lies 02. Whirldwind 03. Sinister Eyes 04. Black Wings Of Death 05. Fistful Of Dynamite 06. Roaring Thunder 07. Pile Of Skulls 08. Lead Or Gold 09. White Buffalo 10. Jenning’s Revenge 11. Treasure Island
Sito Web: http://www.running-wild.net/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Davide

    Quanti ricordi ragazzi, andavo a comprare i loro cd da Rock Line a Monza o Mariposa a Milano, sfornavano capolavori, adesso invece…..

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