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Running Wild – Recensione: Death Or Glory

“Death Or Glory” esce nel 1989 in pieno periodo d’oro dei Running Wild e propone numerose tracce di livello eccellente anche se questa release si trova un po’ schiacciata fra i due capolavori “Port Royal” (1988) e “Blazon Stone” (1991).

Il sound più anthemico, melodico e stracolmo di cavalcate possenti che i pirati tedeschi hanno iniziato a proporre nelle due opere precedenti raggiunge qui un apice superbo che verrà poi preservato e migliorato ulteriormente negli album successivi. L’unico problema di “Death Or Glory” risiede nel fatto che fra le undici tracce che lo compongono non tutte sono di altissimo livello ma parliamo di differenze minime rispetto a quanto realizzato soprattutto in seguito.

In ogni caso, analizzando le tracce, possiamo affermare che l’opener “Riding The Storm” vale da sola l’acquisto dell’album e si tratta sicuramente di una delle più belle canzoni scritte dai tedeschi nonché la “pirate song” per eccellenza; il suo riffing anthemico e trascinante colpisce dritto al cuore e conquista immediatamente. Riproposta dal vivo la traccia è ancor più coinvolgente e diventa il cavallo di battaglia definitivo da affiancare all’arcinota “Under Jolly Roger”.

La band colpisce nel segno anche con la successiva “Renegade”, una rutilante heavy-rock song dai tratti irriverenti che propone a livello di testi lo stile di vita del “rinnegato”. “Evilution” mostra l’ottima ispirazione del singer e chitarrista Rolf Kasparek che scrive una melodia sinistra, cupa (per gli standard della band) e coinvolgente che riesce a far sposare alla perfezione la sei corde del leader con quella di Majk Moti.

Altro pezzo da novanta del platter è la strumentale “Highland Glory (The Eternal Fight)” in cui protagonista assoluto è il basso di Jens Becker; il suo strumento del resto lascia un’impronta indelebile in ogni traccia dell’album come del resto era stato fatto con il precedente “Port Royal” e la scelta si rivela azzeccata perché i brani ricevono tutti una propulsione decisiva data proprio dal pulsare potente dello strumento del musicista tedesco.

Rock’n’Rolf spazia molto in ambito storico e piratesco, a livello di testi, in questa release ed infatti oltre alla già citata opener, manifesto dello stile di vita dei pirati, troviamo la scatenata “Marooned” o ancora “Tortuga Bay” che ci parla del rifugio/porto/base per eccellenza per tutti i predoni del mare. Per quanto riguarda la storia ci si imbatte soprattutto sulle battaglie del periodo napoleonico con l’epica (ma non indimenticabile) “The Battle Of Waterloo” (basso in primo piano che permette alle due chitarre di Moti e Kasparek di ricamare un riffone solido) e “Death Or Glory”.

Non mancano anche accenni di critica sociale come l’anthemica e divertente “Bad To The Bone” che attacca in modo molto diretto il rigurgito neonazi che colpiva la Germania in piena epoca di caduta del muro di Berlino.

Come si precisava precedentemente la media qualitativa dei pezzi è alta ma non mancano alcune song meno riuscite come la citata titltrack o la conclusiva “March On” ed inoltre anche l’artwork è forse il meno accattivante (ma con “Blazon Stone” arriva Andreas Marschall…) del periodo d’oro che va dal 1987 al 1995. Detto questo non possiamo comunque non consigliare quest’album che contiene alcuni dei brani più riusciti della carriera dei nostri e rappresenta l’ultimo tassello prima dei successivi quattro album capolavoro.

running wild Death Or Glory

Etichetta: Noise Records

Anno: 1989

Tracklist: 01. Riding The Storm 02. Renegade 03. Evilution 04. Running Blood 05. Highland Glory (The Eternal Fight) 06. Marooned 07. Bad To The Bone 08. Tortuga Bay 09. Death Or Glory 10. The Battle Of Waterloo 11. March On
Sito Web: http://www.running-wild.net/

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