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Running Wild – Recensione: Blazon Stone

Grazie all’uscita di “Blazon Stone”, datato 1991, i Running Wild continuano il loro stato di grazia con un album che contiene numerosi pezzi immortali (i nostri raggiungono poi la perfezione assoluta con i successivi due capolavori) e li conferma leader nell’heavy metal e sempre più saldi nell’immaginario di pirate metal band.

Primo brano che citiamo è la marcia veloce intitolata “Little Big Horn” che a livello di testi è dedicata alla disfatta e morte del generale George Armstrong Custer (a capo del 7° cavalleria) ad opera dei nativi americani Lakota (Sioux), Cheyenne e Arapaho nell’omonima località. Rock’n’Rolf Kasparek (cantante, leader, compositore e chitarrista della band) è da sempre un paladino della lotta dei pellirossa e di conseguenza possiamo ben capire in che direzione vada la narrazione della battaglia. Dal punto di vista musicale la track è sostenuta da un riffing irrefrenabile, memorizzabile al volo ed in grado di far saltare e cantare a squarciagola anche un moribondo ed infatti generalmente questa canzone non manca mai nei live show.

Passiamo quindi al coinvolgente cadenzatone intitolato “White Masque”, brano caratterizzato da una ritmica coinvolgente e da un refrain vincente che vi conquisterà al primo ascolto; a seguire ricordiamo “Bloody Red Rose” (dedicata alla guerra delle Rose inglese, ossia la sanguinosa lotta alla successione al trono inglese fra Lancaster e York), altro pezzo caratterizzato da afflato epico notevole e riffing veloce ed avvincente sin dalle prime battute.

Ricordiamo anche la piratesca title-track, vero e proprio inno epico che ricorda a tratti l’opener “Riding The Waves” (da “Death Or Glory”) ed ha i suoi punti di forza in un ritornello colmo di enfasi con cori ben costruiti ed una sezione ritmica impeccabile. Parlando di ritmo non possiamo non sottolineare poi l’egregio lavoro di Jens Backer (il suo periodo nei Running Wild è stato di levatura altissima) che trova nella strumentale “Over The Rainbow” (bonus track dell’edizione CD) il giusto tributo.

Altri pezzi immortali sono la veloce ed incalzante “Billy The Kid” (presente come b-side nel singolo “Little Big Horn” e che di fatto è un vero e proprio tributo al mitico “ragazzo” fuorilegge proposto come icona di libertà) che ricorda atmosfere western e ci dona un’altra accoppiata riffing-refrain indimenticabile, così come le potenti “Fire And Ice”, “Lonewolf” e “Straight To Hell” (quest’ultima forse la più veloce dell’album con il batterista Rüdiger “AC” Dreffein in grande spolvero), caratterizzate da un incedere tellurico e travolgente che trova il suo apice nei ritornelli esplosivi.

Gli altri pochi pezzi che compongono “Blazon Stone” non convincono allo stesso modo di quelli citati ma figurerebbero benissimo in tanti album blasonati. I Running Wild, ad inizio anni ’90 e grazie a questa release, continuano la loro marcia trionfale nel gotha del metal immortale.

Etichetta: Noise Records

Anno: 1991

Tracklist: 01. Blazon Stone 02. Lonewolf 03. Slavery 04. Fire & Ice 05. Little Big Horn 06. Over The Rainbow (bonus) 07. White Masque 08. Rolling Wheels 09. Bloody Red Rose 10. Straight To Hell 11. Heads Or Tails 12. Billy The Kid (bonus) 13. Genocide (bonus)
Sito Web: http://www.running-wild.net/

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