Roynoir – Recensione: Fughe Opposte

Un’originale commistione di Francesco Guccini, Litfiba, Modena City Ramblers e Police, condita con una grande passione per la New Wave, qui declinata in salsa alternativa e padana. Se oggi creare un ingrediente originale è quasi impossibile, è nella fusione dei rimandi che è ancora possibile trovare il lampo di genio, il coraggio della sperimentazione, il piacere di avventurarsi in territori (parzialmente) inesplorati per cercare, sondare, germogliare. Ai Roynoir, band ormai storica della scena indipendente bolognese, questo coraggio non è mai mancato: dall’attenzione letteraria sempre dedicata ai testi delle proprie canzoni alla realizzazione di progetti teatrali che l’hanno condotto all’affinamento di nuovi linguaggi, il sestetto emiliano ha sempre percorso una strada personale, forte di quella libertà creativa che abbonda in ogni sotterraneo. Con “Fughe Opposte” i frutti di tante esperienze trovano però una nuova dimensione, quella di un prodotto di più ampio respiro capace di costruire un ponte tra l’anima autoriale del gruppo ed un pubblico sempre più stimolato, conteso e distratto. Coerente con il desiderio di creare un “legame naturale” (“Creagisci”) è dunque un’impostazione che, spaziando dal funky al prog, dall’hard rock senza mezze misure (“Domani”) al reggae più lieve (“Neve Di Polistirolo”), veicola ogni messaggio in una forma ritmata, accessibile e per nulla refrattaria nei confronti di una rima dolcemente prevedibile, di un coro di democratica presa o di un riff furbetto che ti si insinua nella testa dopo un paio di ascolti.

Ed è proprio il continuo ricondurre il discorso ad una forma immediatamente comprensibile, persino accattivante, che conferisce al disco quella uniformità di intenti – se non propriamente stilistica – che forse era mancata in passato: su “Fughe Opposte” si avverte infatti la forte presenza di un centro di gravità (è forse presto per definirlo… permanente) attorno al quale ruotano una diversità di influenze, di gusti e di visioni. In questa diversità sta il succo di un rock intelligente, a tratti nostalgico, finalmente libero dal pericoloso binomio autoriale/supponente, atmosferico e cantato in italiano con un gusto per la parola che trasporta la musica in teatro: è questa la ricetta di un disco che con la forza dei suoi ossimori (“Ombre Splendenti”), la robustezza delle sue strutture ritmiche ed una fresca varietà di toni offre continui spunti di riflessione ed una forma di intrattenimento caustico ed intelligentemente allusivo, che proprio in virtù dei suoi differenti strati – da quello orientato ad una fruibilità più canterina all’altro che si sofferma sull’analisi delle liriche, passando per una vena citazionista che accompagna più o meno ogni brano – può essere apprezzato lungo un percorso d’ascolto sempre diverso e appagante. Che si tratti di struggimenti d’amore, storie di quotidiana frustrazione alla ricerca di un posto o di se stessi, o ancora considerazioni alla carta vetrata sull’attualità più scomoda, i Roynoir descrivono il presente con testi asciutti e parole pesanti, note leggere ed atmosfere intrecciate con cura (“Trasparenze”), addentrandosi come esploratori in quel non-spazio che in tempi analogici immaginavamo sprigionarsi in altezza, dalle evoluzioni di un vecchio vinile.

Con “Fughe Opposte” i Roynoir danno vita ad un prodotto maturo e resistente, capace di mettere d’accordo in modo efficace ed autentico l’amore per la melodia con una miriade di spunti che garantiscono un ascolto nuovo ed un sorriso complice ad ogni passaggio. Impossibile da cogliere in tutte le sue ramificazioni con un solo ascolto, l’album è un caleidoscopio che dice qualcosa subito ma sottende il resto con consumato ed affilato mestiere, ed allora addentrarsi tra i suoi solchi e le sue storie spietate, ritrovandoci magari un po’ di noi stessi e delle vite degli altri, diventa un gioco di specchi che intriga, appassiona e convince all’ombra delle Due Torri. In questi giorni di fine anno e di bilanci che dovrebbero essere di festa, tutti avrebbero bisogno di un momento di serenità, di un’iniezione di fiducia, di uno sguardo rivolto al futuro con positività autentica e naturale: e forse dedicarsi una nuova canzone (“Evasione Per Pochi”) può essere un modo per cominciare a costruirselo cantando, questo irrinunciabile diritto alla speranza.

Etichetta: SpazioKreattivaStudio

Anno: 2021

Tracklist: 01. La Metà Oscura 02. Ian Curtis 03. Parma 04. L’Amore Che Non Ho 05. Fughe Opposte 06. Creagisci 07. Neve Di Polistirolo 08. Evasione Per Pochi 09. Ombre Splendenti 10. Trasparenze 11. Domani 12. L’Amore Che Non Ho – Alternative Version
Sito Web: facebook.com/roynoirband

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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