Royal Hunt – Recensione: Devil’s Dozen

I Royal Hunt hanno fatto 13. Questo il traguardo raggiunto dalla band danese con “Devil’s Dozen“, nuova fatica discografica e terza in sei anni, dopo il rientro in line-up del vocalist DC Cooper. Andre Andersen e soci, raggiunto uno status quo inattaccabile all’interno della scena symphonic progressive mondiale e riformato in modo indissolubile il  sodalizio artistico con il cantante che contribuì alla scalata al successo negli anni novanta, si possono permettere di viaggiare con il pilota automatico. “Devil’s Dozen“, tanto per chiarire ogni equivoco, non raggiunge la qualità dei recenti predecessori, ma grazie ad una classe superiore ed un processo di songwriting straconsolidato, riesce comunque ad elevarsi tranquillamente sopra la media della maggior parte delle uscite di genere.

L’opener e singolo “So Right So Wrong” è un concentrato di Royal Hunt. Le tastiere di Andersen sono sempre in primo piano a menare le danze, così come la voce cristallina e potente di DC Cooper fa esplodere un pezzo che cresce piano piano, con l’innesto di alcuni synth a supporto degli arrangiamenti sinfonici. Brano decisamente riuscito, nella sua tremenda classicità. La seguente  “May You Never (Walk Alone)” ci inganna con il suo incipit pianistico, una sorta di quiete prima della tempesta, in una song veloce e powereggiante, con il classico coro supportato da vocals femminili, nella dimostrazione lampante di come possa essere sfavillante il symphonic metal. “A Tear In The Rain“, con gli arrangiamenti di violoncelli, recupera le atmosfere cupe del precedente “A Life To Die For“, ma senza toccare le vette del capolavoro “One Minute Left To Live“. E se la ballad “Until The Day” è ancora canonica, pur se interpretata col cuore in mano da DC, è con “Riches To Rags” che i Royal Hunt si superano. A sorpresa vengono introdotti flauti di pan ed atmosfere tribali, ritornelli hard rock che si stagliano su una base ritmica incalzante e stacchi power metal. Come se i Kansas incontrassero i Rhapsody. Sublime davvero. La parte finale di “Devil’s Dozen“, con la neoclassica “Way Too Late“, ci riporta su territori familiari alla band grazie al preciso e gustoso guitar work di Jonas Larsen e del drumming del neoentrato, ma veterano, Andreas Johansson.

I Royal Hunt si confermano in salute, non sfornando un capolavoro, ma un album comunque imprescindibile per i fan del genere. “Devil’s Dozen“, nella sua prevedibile perfezione, non delude, perchè questo sound che ben conosciamo da tanto tempo, ha sempre un fascino che lo rende irresistibile. Andre Andersen va a ripescare le sonorità pomp rock del passato (“Moving Target”) e le modella sapientemente alle influenze sinfoniche delle ultime produzioni.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. So Right So Wrong
02. May You Never (Walk Alone)
03. Heart On A Platter
04. A Tear In The Rain
05. Until The Day
06. Riches To Rags
07. Way Too Late
08. How Do You Know (bonus track)


Sito Web: http://www.royalhunt.com

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