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Royal Hunt – Recensione: 2016

Ad appena un anno di distanza dall’ottimo Cargo” (la recensione), i Royal Hunt tornano sul mercato con un altro album live, che questa volta viene pubblicato per festeggiare i 25 anni di carriera della band. Diciamo subito che questo nuovo live mette in luce ancora una volta le grandissime qualità dei Royal Hunt, che nonostante la voce particolare di DC Cooper, le grandi capacità dei musicisti e l’originalità del genere proposto, rimane uno di quei gruppi di nicchia che non hanno ottenuto quella massa di consensi che invece avrebbero meritato.
La seconda cosa da dire è che, ancora una volta, il live mette in luce come i Royal Hunt siano una band che si trova ottimamente a proprio agio in sede live, dimostrando un calore e una forza emotiva che non è sempre una caratteristica delle band prog. “2016” segue la tradizione già cominciata con l’ormai storico “1996” e con il successivo “2006” e presenta una setlist equilibrata, che spazia dagli estratti del repertorio, come “Wasted Time“, agli ultimi arrivati, come “One Minute Left To Live“. L’intento è, appunto, quello di festeggiare la lunga carriera e le nozze d’argento con il proprio pubblico, e l’obiettivo è raggiunto perfettamente, cogliendo in pieno tutte le sfumature del live, cori stonato su “Message To God” compresi. Detto tutto questo, non c’è molto altro di importante. “2006” esce a distanza di un anno, come detto, da un altro lavoro live, che aveva un altro intento ma era comunque un disco registrato dal vivo, e per quanto i Royal Hunt siano strepitosi, per quanto non ci si stanchi mai di riascoltare “River Of Pain” o “Stranded“, questa ulteriore celebrazione dal vivo suona forse come un po’ ridondante. Ripetiamo, non stiamo discutendo sulla validità dei pezzi, sulla qualità delle registrazioni o sulla bravura della band, ma semplicemente sul fatto che, forse, ai fan dei Royal Hunt sarebbe piaciuto di più ascoltare un nuovo album di inediti (che ci auguriamo comunque arrivi presto). Niente di male, non siamo di fronte a un passo falso, ma semplicemente all’ennesimo, ottimo, album live, di cui comunque si può anche fare a meno, a meno che non si sia affetti dal morbo del collezionismo spasmodico. A chi fosse interessato e volesse tentare un primo approccio con la band del gigantesco Andre Andersen, consigliamo semmai di andare a ripescare qualche capolavoro anni ’90, tipo “Land Of Broken Hearts” o, ancora meglio, “Paradox“. Impossibile rimanere delusi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers Music Srl

Anno: 2017

Tracklist: CD1:

1. Medley: So Right So Wrong / Martial Arts; River Of Pain

2. One Minute Left To Live

3. Army Of Slaves

4. Lies

5. Wasted Time

6. Heart On A Platter

7. Flight

CD2:

1. May You Never (Walk Alone)

2. Until The Day

3. Half Past Loneliness

4. Message To God

5. Stranded

6. Medley: A Life To Die For / Epilogue
Sito Web: https://www.facebook.com/royalhunt/?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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