Lunarsea – Recensione: Route Code Selector

Finalmente! Questo quello che viene da dire dopo l’ascolto di Route Code Selector. Finalmente, infatti, un album di death metal melodico che non sia il solito pastone di In Flames e Dark Tranquillity senza infamia e senza lode. I Lunarsea non sono nuovi nella scena, hanno già pubblicato due anni fa l’album “Hydrodynamic Wave” e oggi ritornano sul mercato per l’italiana Punishment 18, label che sta sfornando buonissimi lavori uno dietro l’altro. Ma veniamo al dunque: Route Code Selector sicuramente parte dallo swedish sound delle due band già citate, non c’è ombra di dubbio, ma si sa evolvere durante gli ascolti attraverso una miriade di influenze ed un songwriting veramente ottimo. Bisogna dire che l’album non parla solo death; “Metamorphine” risente chiaramente delle atmosfere black/death degli Stormlord di “The Gorgon Cult” (quando si dice iniziare a far scuola) anche per un utilizzo molto simile delle tastiere, presenti lungo tutto il disco ma ben dosate. C’è anche un gusto spiccato per la cupa melodia, ad esempio in “Ashen”, che nell’arpeggio iniziale richiama alla mente i Sentenced di “Amok”. E poi ci sono dei chorus killer, veramente da urlo, come quello di “Magnitude 9.6” non a caso posto in apertura. Forse si nota qualche difettuccio a livello di produzione, nelle parti più compresse ma è poca cosa se guardiamo all’album nella sua interezza. Citazione d’obbligo per il magnifico drumming di Alessio Colonna, che però è già stato sostituito nella band da Stuart Franzoni. Quello che rende veramente speciale “Route Code Selector” è che nonostante si parli di un genere comunque “di moda” (death melodico), i Lunarsea non perdono quello smalto “metallico” che trasuda da tutti i 10 brani dell’album; è un po’ difficile da spiegare a parole ma per fare un paragone, non sono, insomma una di quelle band pre confezionate degli ultimi tempi, anche di buon successo, dedite al death core o allo swedish death. Ascoltando l’album sicuramente capirete cosa voglio dire. Ultimo punto fermo dell’album è la partecipazione di Giuseppe Orlando per quanto riguarda registrazione, mixing e mastering, ormai una garanzia. Dopo “Mare Nostrum” degli Stormlord, l’album italiano più interessante dell’anno. Da avere.

Voto recensore
8
Etichetta: Punishment 18 / Andromeda

Anno: 2008

Tracklist: 01. Magnitudo 9.6
02. Metamorphine
03. In A Frimness Loop Day
04. The Apostate
05. Ashen
06. Five-Sided Platfrom Shape
07. Found Me Cryogenized
08. Infinite process One
09. Sulphur’s Song, The Swan Died
10. Subspace Transition

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