Ross The Boss – Recensione: Born Of Fire

Come già dimostrato in parte dall’album precedente, quello che si nasconde sotto il monicker Ross The Boss è un possente gruppo di tradizionale power metal che sempre meno propone richiami allo stile dei Manowar, ben più presenti nelle prime uscite soliste (con formazione completamente diversa) del chitarrista americano. Ad oggi la foggia di brani come “Glory To The Slain”, “I Am The Sword” o “Fight The Fight” ha maggiori affinità con band storiche del power metal made in U.S.A. come Vicious Rumors o Riot, che con gli epici autori di “Sign Of The Hammer”.

Ne vien fuori un album che non inventa obiettivamente nulla (ma qualcuno si aspettava seriamente il contrario?), ma che trasmette grande energia e riesce certamente a farsi apprezzare per la muscolosa esplosività dei protagonisti. La base ritmica composta da Le Pond e Steve Bolognese è a dir poco tellurica: capacissima di pompare a pieno regime nelle parti più speed e altrettanto a proprio agio con tempi meno veloci e mid tempo rocciosi (come la più melodica e un po’ folkeggiante “Maiden Of Shadows” o “The Blackest Heart”). Assolutamente da rimarcare anche la convincente prestazione di Marc Lopes alla voce, aspro e quasi crudele nei momenti più aggressivi, ma anche bravo nel trovare la giusta espressività quando invece c’è da tirar fuori l’interpretazione o la melodia. Lasciamo in fondo il buon Ross The Boss perché siamo sinceramente impressionati della sua prestazione come riff maker e solista. Senza alcun dubbio “Born Of Fire” rappresenta l’apice della sua carriera solista dal punto di vista squisitamente esecutivo.

Paradossalmente quelli che rischiano di trovarsi meno coinvolti da tanta potenza ed entusiasmo sono proprio i fan dei Manowar, visto che ben poco viene concesso all’epic metal di scuola anni ottanta o al tipico anthem theme stile “Fighting The World” o “Kings Of Metal” (le canzoni). Se invece amate il metal che si appoggia su ritmiche belle veloci, quasi thrash nei momenti più intensi, e che fa dell’aggressività la propria arma vincente, allora “Born Of Fire” potrebbe anche stupirvi e conquistare spazio nella vostra playlist.

Etichetta: AFM Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Glory to the Slain 02. I Am the Sword 03. Fight the Fight 04. Shotgun Evolution 05. Denied by the Cross 06. Maiden of Shadows 07. Born of Fire 08. Demon Holiday 09. Godkiller 10. Waking the Moon 11. Undying 12. The Blackest Heart

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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