Røsenkreütz – Recensione: Divide Et Impera

Dopo sei anni dall’eccellente debutto “Back To The Stars” (qui la recensione: http://www.metallus.it/recensioni/recensione-back-to-the-stars/) tornano i veronesi Røsenkreütz col loro nuovo lavoro, sempre frutto del mastermind Fabio Serra, chitarrista, compositore, arrangiatore, produttore e molto altro. La formazione, oltre al quintetto originale (assieme a Serra ritroviamo Massimo Piubelli alla voce, Carlo Soliman alle tastiere, Gianni Sabbioni al basso e Gianni Brunelli alla batteria), si arricchisce con l’innesto di Eva Impellizzeri a viola e tastiere, nonché di alcuni ospiti quali Daniela Pase ai cori, il quartetto d’archi Evequartett e il rapper (!) londinese Flamma.

Gli otto brani del disco hanno come trait d’union nei testi il tema del controllo, pur non costituendo un vero e proprio concept. E il minor tempo passato nella composizione di essi rispetto al debutto, si fa sentire in una maggior compattezza generale, pur nell’estrema varietà di atmosfere che permeano il disco.

Si comincia con “Freefall”, lungo brano che unisce un occhio al prog più classico di Genesis e Yes ad un’attitudine più leggera, in cui le melodie vocali sono immediate e riconoscibili, e i numerosi cambi al suo interno non lo appesantiscono affatto, dando anzi uno sguardo d’insieme di grande unitarietà. “Imaginary Friend” prosegue con un inizio che richiama i Kansas in versione più metallizzata con la viola di Impellizzeri in evidenza e le linee vocali che, dote che caratterizza tutto il lavoro, restano sempre fresche ed orecchiabili. La lenta e solenne “The Candle In The Glass” si sviluppa magnificamente anche grazie all’intervento degli archi degli Evequartett, e contrasta non poco col riff ben più pesante di “I Know I Know”, che vede, con una sorprendente fluidità stilistica, l’intervento rappato di Flamma. Un arpeggio di chitarra classica introduce “Aurelia”, sentitamente cantata in questo caso da Serra, che prosegue con una parte strumentale fra atmosfere jazzate e qualche richiamo alla “No Quarter” di zeppeliniana memoria ed un finale in crescendo di pathos. Di contro “True Lies” potrebbe essere una perfetta hit, col suo ritornello di puro AOR che farebbe invidia agli Asia. L’inizio soffuso di “Sorry And…” si mantiene in una tensione che sfocia negli assoli di chitarra sempre calibrati e di buon gusto di Serra, senza una nota fuori posto. Il finale è affidato alla grandiosa suite rappresentata da “The Collectors”, oltre un quarto d’ora di cambi d’atmosfera in cui si possono riconoscere influenze di tutta la storia del progressive, da quello classico fino al prog metal, con le linee vocali splendidamente interpretate da Piubelli che possono a tratti ricordare i Muse. Ma la cosa non deve sorprendere, in quanto la cultura e le influenze musicali della band, oltra alla storia del genere, dai classici, al new prog degli eighties fino agli sviluppi attuali del genere, comprendono una summa di musica di qualità. La band non teme infatti di mettersi in gioco con soluzioni a volte più classiche, a volte ben più inusuali per gli integralisti del genere, ma sempre tenendo d’occhio la melodia e la qualità delle canzoni, che nonostante la loro articolazione restano sempre ben stampate nella mente, e in definitiva è questo ciò che caratterizza la musica e la personalità dei Røsenkreütz.

In conclusione un disco a dir poco maestoso, di caratura internazionale, in cui la perfezione negli arrangiamenti, nei suoni, nei cori, nell’esecuzione delle parti musicali e in tutti i dettagli è sempre e comunque a servizio della musica, della sua fruibilità. Una delle uscite importanti di questo 2020, non solo per quanto riguarda il genere proposto e il paese di provenienza.

Etichetta: Andromeda Relix

Anno: 2020

Tracklist: 01. Freefall 02. Imaginary Friend 03. The Candle In The Glass 04 I Know I Know 05. Aurelia 06. True Lies 07. Sorry And… 08. The Collectors
Sito Web: https://www.facebook.com/rosenkreutzband/

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