Ronnie James Dio – Recensione: Rainbow In The Dark – L’Autobiografia

“Houston, 16 maggio 2010

Oggi il mio cuore si è spezzato, Ronnie è mancato alle 7:45 del mattino.

 Molti amici e familiari hanno avuto occasione di salutarlo prima che si spegnesse. Ronnie sapeva quanto fosse amato. Noi apprezziamo l’amore e il sostegno che voi tutti ci avete dato. Per favore dateci qualche giorno di privacy per affrontare questa terribile perdita. Sappiate che lui amava tutti voi e che la sua musica continuerà a vivere per sempre. Wendy Dio.”

 Dio è per sempre, anche dopo 11 anni di silenzio. Ce ne rendiamo conto in tanti, quando perdiamo un musicista e artista che ci è stato molto caro, in questo caso, un vero punto di riferimento per più generazioni di amanti dell’hard rock e dell’heavy metal, “materiale dei sogni” che Ronald James Padavona ha fortemente contribuito a creare e plasmare.

La sua assenza rimane tra le più assordanti e dolorose, perché la sua voce ed il suo talento sono assolutamente unici, non replicabili o sostituibili. La pace arriva ogni qual volta si riesce a riascoltarla, nei suoi grandi ed immortali classici, rilasciati con gli Elf, i Rainbow, i Black Sabbath e la carriera solista, ma anche attraverso piccole gemme meno celebrate, che sono disseminate in una discografia che oggi suona di alto livello, anche nelle sue pagine meno luminose e celebrate. Ma di questo riparleremo molto presto.

Questa pomposa introduzione riporta quindi a Wendy Dio, moglie e manager di Ronnie, che dopo la sua scomparsa si è dedicata ad iniziative lodevoli (il Ronnie James Dio Stand Up and Shout Cancer Fund) ed altre decisamente molto discutibili, come Dio Returns ed i famigerati tours tributo con l’uso dell’ologramma del cantante. In questo caso, Wendy si è trovata in mano del materiale autobiografico, scritto dal marito e che va dagli anni dell’infanzia, fino all’esperienza con i Rainbow e Ritchie Blackmore, e poi ad una serie di appunti non finiti, che arrivano fino agli anni più recenti e quindi alla sua morte.

Dopo qualche anno di pausa di riflessione, anche grazie al contributo di uno dei giornalisti musicali più titolati della scena, Mick Wall, si è riusciti a confezionare questo “Rainbow In The Dark – L’Autobiografia”, che porta Ronnie James Dio dai suoi primi anni di vita fino al suo camerino al Madison Square Garden di New York nel giugno del 1986, quando il cantante è all’apice del proprio successo come leader della sua band, i Dio, e vede questo concerto come la sua massima celebrazione, tra le mura di casa. Ronnie ha 44 anni e si sente giustamente soddisfatto ed “arrivato”, si gode il momento di gloria, e sa di esserselo assolutamente meritato.

Entriamo dunque nella vita di un “americano di Nuova York”, con una chiara discendenza italiana ed una nonna particolarmente superstiziosa e scaramantica (da qui la nascita del famoso gesto delle corna che rese celebre, diversi anni dopo), non particolarmente interessato alla musica, fino al momento in cui il padre lo costringe a scegliere uno strumento musicale su cui dedicarsi al cento per cento, e lui scopre la tromba. Sono anni di lunga ed oscura gavetta, in cui riesce ad emergere già come leader, facendosi chiamare “Ronnie Dio” (ispirato da un gangster mafioso, ed il libro offre aneddoti decisamente succosi sulle conseguenze di questa scelta), scoprendo solo successivamente di riuscire a cantare senza fatica ogni canzone, suonando dal vivo con numerose formazioni e incidendo diversi singoli a nome “Ronnie Dio and the Prophets”.

Questa band evolverà, da un genere molto melodico e pieno di cover di brani famosi dell’epoca, fino ad una proposta originale e rockettara, che si incarna negli Elf, tre album tra il 1967 ed il 1975, e soprattutto la possibilità di essere prodotti da Roger Glover e girare in lunghi tours insieme ai Deep Purple. E’ qui che un Ronnie già maturo e pronto, viene adocchiato da un insoddisfatto Ritchie Blackmore, che malvede la recente svolta “funk/soul” della sua band, operata dai giovani talenti Coverdale ed Hughes, e medita di trovare un progetto ed un partner più adatti alle sue ambizioni musicali.

Mi fermo qui, lasciando il seguito alla lettura di queste 250 pagine scritte con passione e sincerità, qualità che Dio ha sempre avuto e che qui sono il bello del racconto. Logicamente, è la sezione direttamente scritta dal cantante, che risulta quella più accurata ed interessante, ben 200 pagine, che poi invece fanno seguito al racconto del periodo Sabbath e di quello solista, liquidati in poco più di una cinquantina di facciate. Il tutto sempre e comunque, raccontato in prima persona, a parte brevi interventi di Wendy Dio, in realtà mai troppo invasiva ma sempre molto protettiva nei confronti del marito. Emergono certamente pareri interessanti sui caratteri di artisti come Blackmore, Toni Iommi, Geezer Butler e Vivian Campbell, non sempre lusinghieri, mai del tutto e gratuitamente offensivi. Certamente, Ronnie aveva un carattere tosto ed una giusta consapevolezza del suo talento, un lavoratore indefesso che aveva una visione della sua missione, molto chiara e che non amava carinerie e compromessi.

Tutto questo esce in modo chiaro e glorioso durante la lettura di questo prezioso lascito, anche se incompleto. Mancano ancora diverse pagine rilevanti della sua carriera, un altro quarto di secolo sicuramente più avaro di successi commerciali, ma ricco di grande musica. Nella speranza che arrivi una seconda parte, ricavata dagli appunti abbozzati in possesso di Wendy Dio, sono consapevole che, probabilmente, se Ronnie fosse vivo, “Rainbow In The Dark – L’Autobiografia” potrebbe essere un’opera diversa e più “completa”, ma rimane una testimonianza indispensabile, che va letta e riletta, frutto di una storia Immortale.

Cantami una canzone e sarai un cantante

Fammi un torto e sarai un portatore del male

Il Diavolo non è mai un creatore

E meno cose tu dai più cose prendi

E così va avanti e avanti e avanti

…È il paradiso e l’inferno, oh, bene

Etichetta: Tsunami Edizioni

Anno: 2021


Sito Web: http://www.tsunamiedizioni.com/

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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