Ronnie Atkins – Recensione: One Shot

Bisognerebbe dargli un nome, alla tendenza da parte di interpreti affermati a mettersi in proprio per realizzare il famigerato “progetto solista”. Che sia forse per esplorare strade alternative? Oppure per misurare il proprio appeal personale, rispetto a quello della band? Oppure ancora per portare in superficie materiali che la casa discografica non ha ritenuto precedentemente adatti al momento, al trend, al mercato? Qualunque sia la molla, qualunque la giustificazione, è sempre più frequente – anche a causa di un mercato bulimico in grado di assorbire una quantità illimitata di nuove uscite – lo sdoppiamento delle carriere, l’instaurazione di nuove collaborazioni, il cambio di registro anche quando tutto sembrava procedere bene così com’era ed era sempre stato. Nel caso di Ronne Atkins, è il fattore tempo ad aver innescato la genesi del progetto: quel tempo al quale sentiamo di dover dare ancora più valore quando la sua disponibilità si contrae, come di fronte ad una diagnosi medica che nel 2020 ha sovvertito gli schemi dello straordinario frontman di Pretty Maids e Nordic Union. Supportato da un agguerrito plotone di nomi celebri che quasi spaventa per quantità e qualità (Chris Laney in primis, ma anche Pontus Norgren, Kee Marcello, Olliver Hartmann, Pontus Egberg, Linnea Vikstrom Egg, Bjorn Strid, Allan Sorensen, Morten Sandager e gli stessi compagni di viaggio nei Pretty Maids), Atkins consegna alle stampe di Frontiers il primo lavoro a portare il suo – e solo suo – nome, forte di una carriera di quasi quarant’anni e di una motivazione così intensa e personale da non poter essere nemmeno messa in discussione.

Rispetto alle sonorità tradizionali, “One Shot” è un disco di energia più consapevole e ponderata. E’ un lavoro nel quale il rock è reazione e rinascita, riflessione dal retrogusto amaro ma anche fiducia cieca nella forza dei legami umani che, come onde, tutto smuovono e sovvertono. L’impronta graffiante di Atkins si sente tutta in una musicalità mai banale, vibrante ed intensa come tante tappe della sua produzione ufficiale (penso ad una “Little Drops Of Heaven”) ma allo stesso tempo declinata in versione più diretta e personale. Il contributo dei musicisti al lavoro sul disco, e con i quali Atkins ha evidentemente grande feeling, è fondamentale per arricchirne ulteriormente l’impatto espressivo: è anche grazie a loro se “Subjugated” è un intreccio trionfale per il quale verrebbe voglia di scomodare i Queen, se “Before The Rise Of An Empire” è più quadrata ed epica di molto epic metal e se “When Dreams Are Not Enough” si prende la responsabilità di chiudere il lavoro con una nota diversa dal lentone sul quale chiunque avrebbe scommesso. Non necessariamente un disco di atmosfere intime, dal momento che la portata dei suoi suoni è sempre ampia e tosta (“Scorpio”), questo album sembra però in grado di giustificare se stesso gravitando attorno alla figura del suo autore, al centro di storie raccontate con una sensibilità dal deciso sapore autobiografico (“Picture Yourself”) che non conosce tempo né divisioni né confini (“One Shot”).

Capace di raccontare la forza del sentimento relativo, quello che si riscopre più forte quando avversato senza pietismi, “One Shot” è un disco di contrasti sottili ma non per questo meno taglienti, di orchestrazioni eleganti ma in grado di ferire con la profondità dei ricordi evocati, al tempo stesso così pieno di grinta da farti ritrovare ogni volta la luce della speranza, la complicità di uno sguardo, la vastità del mare. Costruito così bene da non sembrare costruito, corale ma nel rispetto della storia del suo solista, il primo disco di Ronnie Atkins passa dall’infinitamente piccolo (“One By One”) all’infinitamente grande (“I Prophesize”) nel giro di un insospettabile paio di accordi, con quella sicurezza espansiva che nasce dall’avere uno scopo, ancora prima che conoscenze, followers e capacità tecniche. Abile nel farti battere il cuore inanellando una serie di suggestioni sottopelle, malinconiche e solo all’apparenza innocue, questo disco è una riflessione sofferta sulla vita e sui suoi significati, il racconto di un viaggio straordinario attraverso la lente della musica e la consacrazione del rock come messaggio universale in grado di unirci, sostenerci e salvarci – anche solo per un altro giorno – con la forza esplosiva di un bel vinile.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Real 02. Scorpio 03. One Shot 04. Subjugated 05. Frequency Of Love 06. Before The Rise Of An Empire 07. Miles Away 08. Picture Yourself 09. I Prophesize 10. One By One 11. When Dreams Are Not Enough
Sito Web: facebook.com/RonnieAtkinsOfficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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