Laura Gramuglia – Recensione: Rock in Love

Bambine, ragazze, mamme, attente. Se qualcuna di voi, o la vostra adorata figlia, sembra manifestare un’incontenibile attrazione verso una rockstar, più o meno popolare (a volte basta anche il cantane della locale tribute band dei Guns and Roses), macinando improbabili distanze pur di non perdersi nessun concerto, o se la presunta rockstar si installa a casa vostra mettendovi contro tutto e tutti, sappiate che probabilmente andrà a finire male. Già, perché le storie d’amore nel rock, inteso in tutti i suoi sottogeneri ed indipendentemente dalle epoche di appartenenza, poche volte vanno a finire bene. E quel “finché morte non vi separi”, pronunciato a volte in sedi ufficiali, a volte siglato come un patto eterno che ti entra nella pelle, in certi casi è da intendersi in senso letterale.

Di tutto questo, e di molto altro, parla “Rock in love”, scritto da una donna e inquadrato spesso con il punto di vista di una donna, con un linguaggio estremamente interessante, dinamico, emozionante, mai estraneo al racconto, pieno di metafore ardite, tutti ingredienti che rendono la lettura estremamente piacevole, al di là delle storie narrate, che bene o male sono conosciute da tutti e sulle quali ormai è stato scritto molto (almeno per alcune di queste, come le famigerate accoppiate Sid e Nancy o Kurt e Courtney).

La cosa interessante è che, di fianco alle storie d’amore “classiche”, quelle più durature ed ufficiali (Elvis Presley e Priscilla Wagner, o Paul Mc Cartney e Linda Eastman), ne sono descritte altre non ufficiali, ma altrettanto importanti per intensità e notorietà. A Jimmy Page, tanto per fare un esempio, non sono associate né Charlotte Martin né Lori Maddox, ma Pamela Des Barres. Se il rock è una maledizione, questa colpisce entrambi i sessi, lasciando dietro di sé una scia di cuori spezzati, di stanze d’albergo insanguinate, ma, per fortuna, anche di album e canzoni profondamente ispirate. Per questo motivo, in fondo ad ogni storia, c’è un suggerimento musicale, una canzone che, più delle parole, dimostra l’eternità del legame descritto.

Sessant’anni di storia del rock sono quindi raccontati indirettamente, attraverso elementi in apparenza estranei alla musica, ma fino ad un certo punto. Il finale della storia però rimane quasi sempre lo stesso, e se un musicista ambisce soprattutto a quello che Frank Zappa chiamava il Grande Premio, non è detto che per l’altro sesso l’intento sia solo quello. Donne avvisate…

Voto recensore
7
Etichetta: Arcana Edizioni

Anno: 2012


Sito Web: http://www.arcanaedizioni.com/

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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