Rivers Of Nihil – Recensione: Where Owls Know My Name

Nel mondo del metal contemporaneo non sono molte le band a cui può essere addebitata l’intenzione di evolvere il proprio sound in modo continuativo. Fortunatamente i Rivers Of Nihil appartengono orgogliosamente a tale categoria e con questo nuovo lavoro, il terzo, apportano ancora una volta sostanziali cambiamenti.

Seguendo l’idea da loro stessi suggerita che i loro album abbiano come tema centrale le quattro stagioni, con “Where Owls…” siamo arrivati all’autunno… ed in effetti il mood malinconico che pervade molte tracce (ben azzeccato l’uso del sax ad esempio), così come l’apporto costante di melodie che in fondo qualcosa di “autunnale” riescono ad evocare, sono elementi che vanno nella direzione invocata.

L’album si apre, manco a dirlo, con una intro dal taglio quasi progressivo, per poi sfociare in un attacco a metà tra deathcore e sludge, che evolve rapidamente verso il techno death metal. Uno schema che rientra perfettamente nell’immaginario che i Rivers Of Nihil hanno sempre saputo incarnare. Ad essere però del tutto differente è l’utilizzo di stacchi e armonie dal taglio molto più melodico, perfette per creare quella sensazione che abbiamo definito appunto autunnale.

The Silent Life”, ma anche “Home” e soprattutto la lunghissima “Subtle Change…”, presentano un volto alternativo dello stile della band, concentrato nel creare la giusta atmosfera e con una componente prog più evidente (non possono non venire alla mente i The Faceless come paragone più immediato, se pur con le differenze del caso). In particolare la citata “Subtle Change…” in oltre otto minuti passa da riff compatti a passaggi totalmente assimilabili al prog contemporaneo, con anche momenti di clean vocals e qualche inflessione accostabile al gothic. Il tutto ben armonizzato e contestualizzato. Se non è un capolavoro, poco ci manca.

Non tutte le canzoni, se pur mai troppo dirette, sono però così complesse ed elaborate e da un certo punto di vista fortunatamente, visto che seguire tanti cambi di ritmo e mood non è per nulla semplice. Un ottimo esempio di ciò sono la compatta, aggressiva e molto tecnica “Old Nothing”, ma anche la più ricca di atmosfera “Death Is Real”. Brani a cui non mancano certo le sfumature e gli inserti particolari, ma che strutturalmente rimangono più facilmente comprensibili già dal primo ascolto.

Un altro aspetto che sorprende è come, agli antipodi, e anche se solo in alcuni momenti, i Rivers Of Nihil riescano a far emergere una radice semplicemente rock oriented, con riff di presa e melodie più immediate (anche se non easy listening, intendiamoci). Prendiamo ad esempio la citata “Home” o anche la title track; tolto forse l’apporto della voce in growl, per il resto contengono più di un passaggio che non stonerebbe affatto in album di band a cavallo tra alternative rock e neo-prog.

Nel suo complessoWhere Owls Know My Name” è quindi un lavoro estroso, diversificato e ricco di contenuti affascinanti, che in qualche modo esprimere la miglior l’alternativa disponibile ad una scena metal spesso troppo arroccata su posizioni conservative. Molto, molto bravi!

Voto recensore
8
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Cancer / Moonspeak 02. The Silent Life 03. A Home 04. Old Nothing 05. Subtle Change (Including The Forest Of Transition) 06. Terrestria III: Wither 07. Hollow 08. Death Is Real 09. Where Owls Know My Name 10. Capricorn / Agoratopia

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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