Rival Sons – Recensione: Hollow Bones

Tornano i Rival Sons, al quinto album e in questi giorni spalla dei Black Sabbath in quello che forse sarà l’ultimo tour di Ozzy & co. ed arriverà lunedì 13 giugno all’Arena di Verona. Registrato a Nashville, nel Tennessee, “Hollow Bones” è un album riuscito a metà, e nell’altra metà più interessante che efficace: Jay Buchanan, Scott Holiday, Dave Beste e Michael Miley, accanto al blues rock corrosivo, ruvido e diretto che arriva dritto dritto dalle lezioni dei maestri del genere, provano ad inserire nuovi elementi e contaminazioni, lasciando prefigurare possibili sviluppi futuri che rimangono però soltanto accennati e non del tutto riusciti.

In generale meno ispirati dei primi due album – che rimangono di una freschezza difficilmente eguagliabile – i Rival Sons mostrano comunque padronanza della materia, ed alcuni episodi sono meritevoli di entrare stabilmente nella scaletta live della band. In generale più tranquilli e controllati, i californiani a tratti scelgono come si diceva – pur in un contesto di riconoscibilità – di provare ad esplorare territori diversi: nelle ripartenze e negli stop-and-go della colorata “Tied Up” mostrano influenze dei Black Keys e nella liquida “Thundering Voices” fa capolino la psichedelia, mentre non convince del tutto l’indecisa “Pretty Face”. I risultati rimangono, a questo punto della carriera, decisamente migliori quando i Rival Sons fanno i Rival Sons: ecco allora che la diretta “Baby Boy”, con un chorus dal sapore pop, è perfetta vetrina per la voce di Jay Buchanan così come le più tranquille “All That I Want”“Fade Out”, quest’ultima con una splendida e sognante coda strumentale merito di Scott Holiday. Tra i pezzi più rumorosi emergono “Black Coffee”, con il suo piglio che arriva dritto dritto dalla matrice dei The Doors, e la variegata “Hollow Bones, Pt.2”, dal sognante sapore zeppeliniano ed anch’essa graziata dalla sei corde di Holiday.

Conciso e al tempo stesso pieno – forse troppo – di idee, “Hollow Bones” è un album meno solido degli altri quattro ma pur sempre di spessore e di classe, a conferma della statura di una band che è ormai punto di riferimento per quel rock di stampo tradizionale ma ancora perfettamente credibile nel 2016.

Rival Sons Hollow Bones

Voto recensore
7
Etichetta: Earache Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Hollow Bones, Pt. 1 02. Tied Up 03. Thundering Voices 04. Baby Boy 05. Pretty Face 06. Fade Out 07. Black Coffee 08. Hollow Bones, Pt. 2 09. All That I Want
Sito Web: http://www.rivalsons.com/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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