Holy Grail – Recensione: Ride The Void

“Ride The Void” è il secondo album degli statunitensi Holy Grail, nati nel 2008 da una costola dei White Wizzard, band da cui i nostri hanno ripreso praticamente tutto (tranne forse la forte dose ironica).

Il sound dei nostri, dopo quanto ascoltato nel debutto “Crisi In Utopia”, è ancora una volta votato completamente ad un tributo al metal classico degli anni ’80 ed alla NWOBHM, realizzato con maggior attenzione al songwriting ed all’uso delle melodie, mai troppo scontate e sempre fresche.

Grandi protagonisti della release sono i due chitarristi Alex Lee (nella band dal 2011) ed Eli Santana, che riescono ad alternare accattivanti riff a parti soliste davvero entusiasmanti; in questo senso basti ascoltare quanto fatto nell’opener “Bestial Triumphans” e nell’ottima “Bleeding Stone” (forse uno dei migliori pezzi del lavoro).

Nella miscela melodica creata dai due chitarristi naviga a proprio agio il singer James-Paul Luna, che mostra a tratti una personalità inaspettata ed un pizzico di ruvidità che si sposano di volta in volta allo stile dei brani; è da sentire il cambio di registro del singer che avviene in “Dark Passenger”… l’approccio varia da un impatto iniziale più ruvido alle aperture melodiche successive.

Aggiungiamo che artefice della buona riuscita della release è anche il noto produttore Matt Hyde (che fra gli altri ha lavorato per Slayer e Children Of Bodom) insieme all’artista Dylan Cole (che ha lavorato nientepopòdimenoche per il film “Avatar”) che ha curato l’artwork del CD dal sapore vagamente horror old style.

Tutto questo potente spiegamento di forze viene utilizzato dalla Nuclear Blast che crede molto in questa nuova band che vuol riportare in auge la pù antica “vena” musicale a cui il metal abbia mai attinto. Vedremo se la scelta della label tedesca otterrà il successo sperato. A dirla tutta la band di Los Angeles convince a tratti sia per la maturità compositiva che per la perizia esecutiva ma troppi brani dell’album scorrono veloci e non lasciano tracce evidenti dopo ripetuti ascolti.

Alcuni pezzi rimangono però su livelli medio-alti e certificano un buon livello che fa ben sperare per un futuro; citiamo fra gli altri l’opener “Bestial Triumphans”, l’ottima title-track, “Bleeding Stone” (in questi primi due pezzi la ricerca melodica in cori e chitarre è davvero riuscita) o le più cattive “Take It To The Grave” e “The Great Artifice” (in quest’ultimo brano ci sono anche alcuni passaggi cantati in growl quasi metalcore).

“Ride The Void” rappresenta un bel passo avanti per gli Holy Grail e potrà piacere ai fan del metal classico anni ’80.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2013

Tracklist:

01. Archeus
02. Bestial Triumphans
03. Dark Passenger
04. Bleeding Stone
05. Ride The Void
06. Too Decayed To Wait
07. Crosswinds
08. Take It To The Grave
09. Sleep Of Virtue
10. Silence The Scream
11. The Great Artifice
12. Wake Me When It's Over
13. Rains Of Sorrow


Sito Web: http://holygrailofficial.com/

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