Rhapsody – Recensione: Symphony Of Enchanted Lands

Se “Legendary Tales” fu un terremoto, “Symphony Of Enchanted Lands” si abbatté come un vero e proprio tsunami sull’ambiente heavy metal internazionale. I Rhapsody avevano sorpreso tutti con il disco d’esordio, uscito solamente un anno prima, che aveva totalmente ridisegnato le coordinate del symphonic power. Attesi al varco da critica e pubblico, con il secondo cd la band triestina stupisce ulteriormente, sfornando il proprio capolavoro. Un perfetto mix di chorus vincenti, arrangiamenti classici minuziosamente concepiti e realizzati ed un riffing portante di rara intensità, sviluppato sulla propria anima power metal, che lascia letteralmente di stucco.

A qusi vent’anni dalla propria uscita sul mercato, “Symphony Of Enchanted Lands” incanta ancora e riesce a trasportarci in quelle terre fantastiche e ricche di fascino, ricreate attraverso un sound epico ed elegante, intepretato alla perfezione da Fabio Lione dietro al microfono, coadiuvato dal lavoro di taglio e cucito della coppia Turilli – Staropoli. Dopo l’intro “Epicus Furor”, i Rhapsody rompono gli indugi con il singolo “Emerald Sword”, una delle hit più amate dai fans, riproposta ancora oggi in ogni show della band tricolore. I fiati e la sezione di archi si alternano al guitar riff e si stagliano su un ritornello che ha ormai fatto storia e che ogni defenders ha cantato a squarciagola ai concerti, in macchina, sotto la doccia, per strada. La seguente “Wisdom Of The Kings” ricalca i temi dell’opener, anche se si presenta molto più articolata nella parte strumentale, ma sfrutta ancora le capacità del Lione nazionale di interpretare con pathos le melodie power battagliere. I cori e le parti narrate inziano a diventare marchio di fabbrica dei Rhapsody e, con “Eternal Glory”, abbiamo per la prima volta un tentativo dei nostri di creare una sorta di colonna sonora, passando da un incipit parlato, fino ad un refrain amplificato all’ennesima potenza da tante voci. “Beyond The Gate Of Infinity” è invece maggiormente complesso nella costruzione e metallico nell’incedere, così come “The Dark Tower Of Abyss” rappresentazione la sublimazione della musica classica in metal, con diversi richiami alle composizioni di Vivaldi. L’album si chiude con la title track, una suite di oltre dieci minuti in cui i Rhapsody raccolgono tutte le proprie idee e le concentrano in un brano poliedrico e ricco di mille sfaccettature, che fa intravedere quello che sarà il futuro e la nascita del famoso Hollywood Metal, poi tramutatosi in Film Score metal, proprio con “Symphony Of Enchanted Lands Part.2”.

Difficile, anche a distanza di anni, trovare difetti a questo disco dei Rhapsody. Anche la produzione resta una bomba ed il perfetto equilibro fra parti classiche e metalliche risulta esserne ancora il punto di forza. “Symphony Of Enchanted Lands” è un must imperdibile per gli amanti del symphonic epic power metal, pregno di quelle atmosfere, quei clichè tanto amati dai fans, che hanno contribuito al successo planetario della band.

Imitato ed inimitabile.

Etichetta: Limb Music / Audioglobe

Anno: 1998

Tracklist:

1. Epicus Furor
2. Emerald Sword
3. Wisdom of the King
4. Heroes of the Lost Valley
5. Eternal Glory
6. Beyond the Gate of Infinity
7. Wings of Destiny
8. The Dark Tower of Abyss
9. Riding the Winds of Eternity
10. Symphony of Enchanted Land


Sito Web: www.rhapsodyoffire.com

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Antonio

    Uno dei dischi più significativi degli ultimi anni. Un Gran album, senza imperfezioni che segna una svolta (questo vale anche per i detrattori della band) nel panorama metal. La band è al top, in uno di quei rari momenti per un artista di creatività allo stato puro. Senza perdersi dietro i vari nomi del genere (Hollywood Metal, Film Score metal, Cinematic Metal ecc. ecc.) si tratta di mix perfetto di vari generi. Peccato che dopo la band abbia retto solo per altri due album questo livello (Dawn of Victory compreso, all’epoca trattato molto male da molta critica), peccato anche per l’attuale condizione di separati che non giova ne a Turilli (fautore di questa separazione, circondato da troppi “amici” che forse hanno mal consigliato) ne a Staropoli (che a onor del vero è riuscito a rimpiazzare Turilli con un gran chitarrista, forse tecnicamente più valido dello stesso Luca, ma non riuscendo a trovare quel mix giusto che ha reso la band unica).

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