Revocation – Recensione: Great Is Our Sin

Nuovo album per i bravi Revocation e ancora una volta ci troviamo di fronte ad un prodotto di assoluta qualità formale, figlio di una band che ha sempre cercato di portare avanti il proprio discorso artistico con coerenza, senza mai rinunciare ad un processo evolutivo.

A questo giro si può dire che i cambiamenti sono stati relativamente pochi, ma ci pare che nel complesso il gruppo cerchi in tutti i modi a dare maggiore spessore alle porzioni melodiche, rendendo anche le canzoni più complesse fluide e armoniche, senza comunque tralasciare tecnica ed impatto.

Nonostante tutto il loro abnegarsi i Revocation non riescono però a liberarsi dalla sensazione di essere più una band di grandi esecutori, piuttosto che di grandi compositori. A pescar infatti a caso nel mazzo della tracklist si trovano canzoni di ottima fattura come “Theater Of Horror” o “Profaum Vulgus”. Composizioni che girano bene, mettono in mostra un certo gusto nella gestione dei cambi di ritmo, godono di assoli ben incastonati e di qualche piccolo spunto melodico che si può dire riuscito. Eppure rimane l’impressione che una formazione dotata di tali qualità potesse mettere mano a brani più originali ed ambiziosi.

A scanso di equivoci va detto che i Revocation sono indubbiamente di parecchio sopra la media del metal contemporaneo sotto ogni aspetto, compreso quello di scrivere canzoni, ma con tutto ciò che mettono in mostra finiscono immancabilmente per andare ad inserirsi in un contesto a cavallo tra techno-thrash e death metal sperimentale e progressivo in cui l’originalità diventa una discriminante fondamentale per puntare al top della classifica.

E qui bisogna dire che i nostri non ci prendono. Incisioni di qualità eccellente, come “Arbiters Of The Apocalypse” o “Copernican Heresy” suonano infatti troppo come un (gustoso) polpettone di idee già ben evidenziate nelle band che questo genere lo facevano negli anni novanta o nei primi duemila. E anche quando mettono in mostra una maggiore vicinanza alle derive più moderne, come nelle ultime canzoni, specialmente la molto melodica “Cleaving Giants Of Ice”, il convincimento rimane quello di trovarsi ad ascoltare ottimi brani, ma non baciati da una particolarità tale da renderli unici.

Tenendo ferma questa considerazione non pare comunque giuste anteporre le nostre aspettative al desiderio della band che appare coscientemente quello di suonare esattamente questa miscela. Lo fanno bene e meritano quindi di essere presi in debita considerazione, soprattutto in un periodo in cui la richiesta di originalità non pare in grado di soddisfarla quasi nessuna band proveniente dallo stesso ambito death o thrash metal.

Revocation - Great Is Our Sin

Voto recensore
7
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Arbiters Of The Apocalypse 02. Theatre Of Horror 03. Monolithic Ignorance 04. Crumbling Imperium 05. Communion 06. The Exaltation 07. Profanum Vulgus 08. Copernican Heresy 09. Only The Spineless Survive 10. Cleaving Giants Of Ice
Sito Web: http://www.revocationband.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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