Conception – Recensione: Retrospettiva

I norvegesi Conception furono tra i migliori rappresentanti del filone power/prog metal europeo degli anni ’90 (anche se forse sarebbe più appropriato parlare di metal melodico con partiture ricercate). È anche vero che il successo sfiorò solamente questi promettenti musicisti che si sono riciclati successivamente (dopo lo scioglimento del 1997) in progetti più o meno riusciti come Ark, Kamelot e Crest Of Darkness…ma che forse avrebbero meritato più di quello che in realtà ottennero.

Ripercorriamo brevemente la loro storia…

‘THE LAST SUNSET’-Noise-1993

Il debut dei nostri era stato in realtà realizzato indipendentemente l’anno prima (1992) ma la tedesca Noise capì subito come questi giovani nordici avessero già molte frecce al loro arco; da qui la firma di un deal a lunga scadenza e la ripubblicazione di ‘The Last Sunset’ insieme a quello che sarà il secondo CD della band, ‘Parallel Minds’ di cui parleremo più sotto. L’attacco thrashy di ‘Building A Force’ è qualcosa di importante ed insensato soprattutto per il settore dove si collocherà in seguito la proposta dei Conception: balza subito all’orecchio quello che sarà il trademark dei nostri basato sul riffing tecnico e le scale vorticose di Tore Østby e la calda voce di Roy S. Khan. Dalla successiva ‘War Of Hate’ vi è l’introduzione di accenni flamenco, nuovi, almeno per il metal meno sperimentale e che non rimarranno una strada intentata dato che Østby li riprenderà anche in alcuni pezzi degli Ark (‘The Hunchback Of Notre Dame’, ‘Just A Little’). A parte alcuni episodi ancora leggermente acerbi o decisamente fuori luogo come la doomeggiante ‘Bowed Down With Sorrow’ si segnala anche la presenza di una suadente power ballad (la title track) e del pezzo da novanta, ‘Among The Gods’, che racchiude nei suoi 10 min. tutte le caratteristiche vincenti del Conception sound. ‘The Last Sunset’ può quindi già ritenersi un buon album, per una band che sembra poter evolvere ulteriormente. Così sarà.

‘PARALLEL MINDS’-Noise-1993

‘Parallel Minds’, nonostante segua a ruota il debutto dei norvegesi, è un CD decisamente meglio sviluppato (produzione, melodie, composizioni più compatte) anche se vengono lasciate da parte le suggestive parti di flamenco; detto album si rivelerà anche un successo commerciale decisamente più marcato, segnalandosi come uno dei best seller in casa Noise. Khan ha acquisito una padronanza vocale più consapevole e il presente dischetto rimarrà una delle sue prove migliori di sempre. L’album è particolarmente omogeneo…le prime 5 canzoni duellano tra loro come pretendenti al trono di “best track” (ricordiamo la riffata ‘Water Confines’, il singolo ‘Roll The Fire’, e l’acustica/strappalacrime ‘Silent Crying’)…ma vengono soppiantate dalla conclusiva ‘Soliloquy’, song divisa in tre parti una più convincente dell’altra. In sintesi, il meglio dei Conception più diretti.

‘IN YOUR MULTITUDE’-Noise-1995

Forse ‘In Your Multitude’ può essere considerato oggettivamente come l’album più rappresentativo e completo dei Conception proprio perché in questo gruppo di canzoni sono contenute le migliori caratteristiche del sound “creato” dagli scandinavi. L’opener ‘Under A Mourning Star’ risulta essere una delle migliori canzoni dell’intero repertorio del gruppo, coi suoi azzeccati cambi di tempo e lo splendore dell’assolo di Østby (che si ripeterà a questi livelli solo negli imprescindibili Ark). A parte un paio di episodi sottotono (probabili scarti dei precedenti CD ed embrioni del nuovo sound sviluppato in ‘Flow’) questo lavoro è perfettamente bilanciato tra melodie accattivanti e metal canonico come sapientemente dimostrato nella solare ‘A Million Gods’ tecnicissima sia nel guitar work sia nella sezione ritmica (mai così “spremuta”) e che rimarrà l’ultimo valido esempio dei “primi” Conception.

‘FLOW’-Noise-1997

Quello che fu l’album di rottura si rivelerà purtroppo anche l’ultima uscita discografica a nome Conception; in questo lavoro infatti i nostri decisero di puntare decisi sulla sperimentazione (sonora e compositiva) creandosi una nuova identità musicale che viene rivalutata solo oggi, avendo probabilmente precorso troppo i tempi. ‘Gethsemane’ parte in realtà con un certo richiamo al passato che non fa presagire cosa attenderà l’ascoltatore nel prosieguo dell’ascolto, mentre da ‘Angel (Come Walk With Me)’ in poi ci troviamo di fronte ad un sound che 7 anni fa fece storcere più di un naso ma che oggi andrebbe ampiamente rivalutato alla luce di tutte le sperimentazioni a cui il metal è andato incontro: la proposta si fa più scarna e azzardata (soprattutto nei suoni), vi sono accenni di elettronica (‘Reach Out’) ma il tredemark Conception è riconoscibile all’istante. Uniche concessioni a questo nuovo approccio, la melodia ficcante e groovy della title track, la pausa acustico/orchestrale di ‘Hold On’ ed i due pezzi conclusivi, ‘Cardinal Sin’ e ‘Would It Be The Same’ veramente freschi e che avrebbero fatto presagire un futuro roseo. Si vocifera di un rinnovato desiderio di collaborazione tra Tore Østby e Roy Khan…magari l’avventura ricomincerà.

Etichetta: Noise




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