Death SS – Studio Report – Resurrection – Pt.2

Continua lo studio Report dedicato a “Resurrection”, nuovo album dei Death SS.

OGRE’S LULLABY

S.S. “Questo brano è tratto dalla colonna sonora di “Paura 3D” dei fratelli Manetti. Anche questo è un brano che ho scritto un po’ su commissione vista l’amicizia che da anni ho con i fratelli Manetti. Mi hanno contattato perché cercavano una canzone malata e morbosa per sottolineare la morbosità e la malattia che c’è nel film. Tutto il film è giocato su questa atmosfera molto malsana; la sfida era quella di non creare la classica canzone “horror” ma che fosse una canzone che sottolineasse l’inquietudine.“

Pezzo venato di sensazioni black metal, malato, semplice ed efficace. Già noto da tempo in quanto parte della colonna sonora del film e già disponibile come video e singolo. Opprimente ma convince fin da subito.

SANTA MUERTE

S.S. “Questo brano è un misto dei due filoni, mischia il cinema all’esoterismo con il tema della Santa Muerte, culto sempre più diffuso soprattutto tra i narcos. Ma il brano è diventato anche la sigla di una fiction intitolata “Squadra Investigativa Speciale” dove faccio anche una piccola parte. Il ritmo ricorda anche qualcosa di tribale. Il culto della Santa Muerte sta prendendo piede anche in Europa soprattutto nei paesi ispanici. Soprattutto i narcotrafficanti vi si rivolgono per avere protezione nelle loro operazioni illecite e l’”idolo” si presenta come una Madonna ma con un teschio al posto del viso. “

Dal primo ascolto si nota come sia il brano sicuramente meno “serioso” finora, con atmosfere tribali e un approccio più hard rock e diretto. Catchy e semplice.

THE DEVIL’S GRAAL

S.S. “Questo è un progetto che ho da tanti anni. Ho scritto la sceneggiatura insieme a Antonio Bruschini che ha collaborato con Dario Argento, Pupi Avati e che purtroppo è scomparso poco tempo fa. E’ sua la sceneggiatura anche di “The Darkest Night”. E’ un progetto rimasto incompiuto ed era una mia idea che partiva da un lato da una pista esoterica che rimandava vagamente ai fatti del Mostro di Firenze. Chi ha seguito da vicino le indagini sa che ci sono stati dei ritrovamenti che rimandano a precisi rituali (come l’uccisione delle vittime avvenuta sempre nel momento dell’orgasmo). Questo è lo spunto da cui è tratto “The Devil’s Graal” (mostra il simbolo) rappresentato da questo simbolo che non ho inventato io ma che circola in alcuni ambienti esoterici che si dedicano a cose molto pesanti. Anche qui ho inserito alcuni concetti che rimandano a Crowley; quindi unendo con un po’ di fantasia tutti questi elementi e trasportandoli in un altro luogo e in un altro momento ne è nato questo giallo. Alcune scene del film sono state già girate ma non è mai stato completato per vari motivi soprattutto di budget. “

A parere di chi scrive, questo è l’highlight del disco sin dal primo ascolto. Un crescendo clamoroso venato di doom, inquietante, sabbathiano, che poi esplode in un chorus sublime con la prova più efficace della voce di Sylvester su questo disco a cui si affianca l’apporto deciso di Al Denoble alle chitarre.

THE SONG OF ADORATION

S.S. “Anche questa è tratta da un omonimo poema di Aleister Crowley. E’ il pezzo più esoterico dell’album; è un pezzo molto progressivo e sperimentale, dura 10 minuti. E’ un trip magico, si rifà in parte anche a cose egiziane. C’è costato molto in fase di mixaggio perché ci abbiamo lavorato molto. “

Anche qui in parte si torna al doom delle origini e in parte si riprendono le atmosfere di “The Serpent’ Rainbow” sempre da “Do What Thou Wilt”. Pezzo lungo ma non difficile, piacevole sin dal primo ascolto. Anche qui si va in crescere con Denoble protagonista del finale.

PRECOGNITION

S.S. “Anche questo brano è legato a un film dove ho partecipato anche come attore, ma ancora non si sa ne quando ne se uscirà. E’ un film che si è girato dal 2008.“

Dal primo ascolto risulta il pezzo più anonimo dell’album nonostante un lavoro di chitarra che emerge prepotente. Non è certamente un “brutto” brano, ma nel lotto è quello che colpisce meno.

BAD LUCK

S.S. “Mi sono riproposto finalmente di fare una canzone indirizzata a coloro che dicono che i Death SS portano sfiga. A parte il testo che è un continuo fuck, praticamente è un rock’n’roll molto diretto. Il testo dice “se pensi che portiamo sfiga non ci seguire, non rompere i coglioni”. E’ un pezzo molto corto e divertente, la musica come il testo è ironica. Mi sono ispirato molto ad Alice Cooper.

Un divertissement ma il primo nome che viene in mente, a me e ai colleghi, è Motley Crue. Hard rock fracassone ma in stile Death SS;, la cosa più vicina è “Give ‘Em Hell”, ma qui le atmosfere sono molto più giocose e ironiche.

Alla conclusione del primo ascolto la sensazione non può che essere positiva. La prima cosa che si nota fin da subito è un sound decisamente più potente, moderno, aperto e organico rispetto al passato. La minuziosa produzione a cura della stessa band negli studi di Freddy Delirio e il mastering operato in Finlandia, nonché il lungo lasso di tempo (4 anni) hanno permesso una cura minuziosa dei dettagli che si avverte fin da subito. La qualità è decisamente alta, servono sicuramente altri ascolti per interiorizzare appieno l’album ma la definizione “greatest hits di inediti” data da Steve Sylvester non ci sembra per nulla azzardata. La valutazione globale dell’album sarà presente in sede di recensione.

Dopo l’ascolto dell’album, segue un interessante conferenza stampa di cui potrete leggere nei prossimi giorni sempre qui su Metallus.it

Etichetta: Lucifer Rising / Self

Anno: 2013


Sito Web: http://www.stevesylvester.com/deathss/

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