Death SS – Recensione: Resurrection

Tremate, tremate, le streghe son tornate. E già che ci sono, ritornano pure in un simbolico 06/06/2013 (2+0+1+3 =6), una data che forma un 666 memore della natura esoterica e misteriosa che circonda la storica band italiana. Sette anni dopo quel settimo sigillo (un caso?) che andava a completare il percorso del “patto” stipulato dal leader Steve Sylvester, eccoli nuovamente tra noi con un album che è una dichiarazione d’intenti fin dal titolo: “Resurrection”. Un platter presentato da una copertina decisamente vintage, disegnata da Emanuele Taglietti (autore di numerosi fumetti erotici e horror negli anni’70 e ’80) che in primis va a restaurare il vecchio logo del gruppo e in secondo luogo dipinge i membri della band immedesimati nei celebri mostri cinematografici, ben più riconoscibili che in passato. “Resurrection” è vintage anche nelle sonorità, tanto che (con la dovuta cautela) si potrebbe parlare di un anello mancante tra “Heavy Demons” e “Do What Thou Wilt”, sebbene non manchino riferimenti agli ultimi capitoli della discografia e nemmeno alle esperienze che il vocalist ha compiuto di recente al di fuori della band. “Resurrection” è legato a due grandi filoni, da un lato ci sono i continui richiami alla filosofia crowleyana, dall’altro i tributi di Steve a quel cinema che sembra appartenergli sempre più. I risorti Death SS sono a tutti gli effetti una band dal tiro molto rock e nei brani, pur non mancando quella sana atmosfera noir, vincono l’orecchiabilità e le melodie efficaci. Ne abbiamo un esempio immediato nell’opener “Revived”, brano già noto ai fan perché utilizzato nel celebre “episodio 666” della serie “L’Ispettore Coliandro” (dove Steve interpreta sé stesso), perfetto apripista che combina metal classico e influenze elettroniche, dotato di un refrain decisamente sornione. “Revived” ha il suo gemello perfetto in “The Darkest Night”, singolo apparso sull’omonimo Ep nonché parte della colonna sonora del film, altro pezzo muscolare e d’impatto con un irresistibile chorus. E la settima arte fa capolino ovunque durante l’ascolto, omaggiando in particolare il cinema indipendente e non solo, come dimostra “Santa Muerte”, un convincente brano di hard rock moderno e dai risvolti tribali diventato sigla della fiction “Squadra Investigativa Speciale” o l’intenso doom metal di “The Devil’s Graal”, episodio ritualistico e decisamente retrò che avrebbe dovuto fare parte della colonna sonora di un lungometraggio sceneggiato da Steve Sylvester e Antonio Bruschini (a sua volta collaboratore di Dario Argento e Pupi Avati), un progetto che fu poi abbandonato. Tuttavia, a giudizio di chi scrive, sono propri i Death SS esoterici a dare il meglio, perché negli altri brani le melodie si fanno ancora più intriganti e la trama diventa distorta, onirica. Ne abbiamo un esempio in due brani dal flavour molto “gotico”, ricchi di tastiere (ottimo l’apporto di Freddy Delirio) e voci femminili, come “Dyonisus” e “Star In Sight”, episodi costruiti su melodie che guardano agli anni ’80, arricchiti da sfumature elettroniche e sinfoniche (potrebbero ricordare “Scarlet Woman” e “Lady Of Babylon”). C’è spazio anche per una leggera sperimentazione in “The Song Of Adoration”, una lunga suite dai risvolti doom e psichedelici coronata da una prestazione vocale di Steve davvero sentita. Chiude l’album la simpatica “Bad Luck”, episodio fuori contesto dal tiro glam rock davvero accattivante, in sostanza una piccola “vendetta” verso i creduloni che temono la band come portatrice di malasorte e, ne siamo certi, renderà molto bene dal vivo. Manca la magia del passato? Può essere e qualche brano ha in effetti l’aria del riempitivo, eppure, tra brividi e disincanto, “Resurrection” scorre davvero bene e si lascia apprezzare in ogni sua sfumatura. Bentornati.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Lucifer Rising / Self

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Revived

02.  The Crimson Shrine

03.  The Darkest Night

04.  Dyonisus

05.  Eaters

06.  Star In Sight

07.  Ogre's Lullaby

08.  Santa Muerte

09.  The Devil's Graal

10.  The Song Of Adoration

11.  Precognition

12.  Bad Luck


Sito Web: www.deathss.com

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Dobermann.ita

    Gran bel disco, ma in alcuni brani (Dionysus, Star in sight) le sonorità sono molto simili ai Nightwish.

    Reply
    • Andrea Sacchi

      Personalmente non trovo così tante continuità con i Nightwish (per fortuna!!) ma sai, il bello della musica è proprio la sua possibilità di essere interpretata! 😉 Gran bel disco davvero!

      Reply (in reply to Dobermann.ita)

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