Lamb Of God – Recensione: Resolution

Arrivare sul mercato nel mese di gennaio può sembrare una scelta non del tutto azzeccata dal punto di vista della visibilità commerciale, ma visto il periodo assolutamente poco prolifico si giunge al paradosso per cui una band di buon successo ma non di primissima fascia come i Lamb Of God può catalizzare un’attenzione che a fianco di band più importanti sarebbe probabilmente impossibile ottenere.
Si tratta però di una visibilità che i Lamb Of God avrebbero, a nostro parere, potuto sfruttare meglio. Dopo tanti anni, centinaia di strepitosi concerti (il vero punto di forza del gruppo) e una fama ormai acquisita all’interno della scena metal stiamo infatti ancora aspettando che la band si decida a tirare fuori un album di quelli epocali e soprattutto una formula compositiva più personale.
Se dopo tutto nelle prime uscite l’ombra incalzante di Pantera e Slayer (a cui di fatto i nostri aggiungevano una spruzzata di puro e tosto ‘core made in USA) poteva anche non essere così ingombrante, per una band del attuale spessore dei Lamb Of God ci sentiamo di essere un po’ più pretenziosi.
Si potrà dire che la grande potenza di sound espressa non abbia poi tutta questa necessità di essere affiancata ad un prodotto originale, ma davvero l’unico segno distintivo, nonché il filo conduttore dello stile della band, rimane la voce del singer Randy Blythe.
Se infatti la voglia di “pescare” dal grande bacino d’utenza rappresentato dal riffing dei Pantera sembra non essere più così presente, a sostituirla arriva la altrettanto possente influenza dei figliocci Down (o dei Crowbar nel lato più doom).
Un incipit Sabbathiano come “Straight From The Sun” non lascia adito a dubbi a proposito, così come in “To The End” siamo quasi al plagio. Ma è il feeling generale dell’album che non lascia dubbi sulla pressoché nulla novità rilevabile nel miscelare per l’ennesima volta metal/sludge/hardcore e thrash più o meno nello stesso modo di sempre, solo in proporzioni leggermente diverse. “The Undertow” ad esempio torna a fornire la consolidata formula Slayer+Pantera+hardcore su cui la band ha basato il suo successo, mentre la struttura spezzata e il riff più melodico inseriti in “Terminal Unique” richiamano cose già sentite sull’album precedente.
Per carità “Resolution” ha i sui momenti, non saremo certo noi a negarlo (“Desolation” spacca, tra le altre), ma il nostro giudizio sulla band non si è spostato di un centimetro rispetto a prima della sua uscita: i Lamb Of God sono eccezionali dal vivo, sono una macchina da guerra impressionante per “come” suonano certe cose, per la grinta che ci mettono, etc… però nulla di quello che hanno da dire nella sostanza delle composizioni è imprescindibile.
Poi magari siamo noi a non cogliere le sfumature giuste, ma si sa, il difetto in fondo è sempre in chi ascolta…

Voto recensore
6
Etichetta: Roadrunner

Anno: 2012

Tracklist:

01. Straight from the Sun (2:10)
02. Desolation (3:55)
03. Ghost Walking (4:27)
04. Guilty (3:25)
05. The Undertow (4:47)
06. The Number Six (5:23)
07. Barbarosa (1:37)
08. Invictus (4:15)
09. Cheated (2:34)
10. Insurrection (4:50)
11. Terminally Unique (4:20)
12. To the End (3:48)
13. Visitation (4:01)
14. King Me (6:37)


Sito Web: http://www.lamb-of-god.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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  1. Edoardo

    ottima recensione e buona l’analisi interpretativa del momento della band

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