Winds Of Plague – Recensione: Resistance

Quinto album sulla lunga distanza per i californiani Winds Of Plague, che quest’anno propongono al grande pubblico “Resistance”, nuovo lavoro discografico che porta la firma di Will Puntney, famoso produttore conosciuto per le sue collaborazioni con artisti celebri come Shadows Fall, Miss May I, Stray From The Path e Suicide Silence. Considerato il primo vero gruppo ad aver introdotto le tastiere in un genere complesso quale è il deathcore, l’esemble di Los Angeles offre una buona combinazione di death metal e hardcore, specialmente per quel che riguardano sia le parti vocali, sia alcune soluzioni musicali.

La proposta in sé non si distacca molto da ciò che eravamo abituati ad ascoltare nelle precedenti releases: ritroviamo nuovamente gli elementi sinfonici – unici particolari che rappresentano qualcosa di leggermente diverso rispetto alle varie caratteristiche di questo genere musicale – in brani come “Open The Gates Of Hell”, opening track del disco che potrebbe facilmente far parte di qualsiasi colonna sonora di un film di Dario Argento, o la successiva “Say Hello To The Undertaker” e alcune influenze di stampo tipicamente hardcore, in particolar modo in tracce come “One Foot In The Grave”, che inizialmente richiamano in un certo qual modo il sound degli Hatebreed. Gli undici pezzi  di questo nuovo lavoro sono veramente ben arrangiati, soprattutto dal punto di vista delle chitarre, vi sono breakdown tipici del metalcore, ma anche riff articolati e fraseggi ben congegnati. Il growl dell’aitante Johnny Plague da ai brani quel pizzico di aggressività in più, anche se spesso si ha la convinzione che il singer californiano riscontri qualche difficoltà nella propria prestazione vocale.

Nonostante la buona presenza di validi guests (ricordiamo fra i tanti Vincent Bennett dei The Acacia Strain o John Mishima, ex As Blood Runs Black), l’ottima esecuzione dietro le pelli del nuovo acquisto di casa Plague, Brandon Galindo e la brillante produzione, questo nuovo LP è un prodotto decente, ma non soddisfa pienamente i requisiti per essere considerato un capolavoro, poiché presenta una grossa pecca: le tracce sono infatti molto simili tra loro, non ce n’è una che spicca realmente sulle altre. I nostri sanno di aver fondamentalmente trovato la formula giusta, hanno trovato la via compositiva a loro più congeniale e la stanno sfruttando ai limiti dell’esaustività, conferendo alle loro creazioni quel non so che di stantio che non sfugge ad un orecchio anche solo minimamente esperto.

Voto recensore
5
Etichetta: Century Media

Anno: 2013

Tracklist:

01. Open the Gates of Hell

02. Say Hello to the Undertaker

03. Sewer Mouth (featuring Vincent Bennett of The Acacia Strain)

04. Left for Dead

05. One Foot in the Grave

06. Time to Reap

07. United Through Hatred (featuring John Mishima, ex As Blood Runs Black)

08. Good Ol' Fashion Bloodbath (featuring John Mishima, ex As Blood Runs Black)

09. No Man Is My Master (featuring Jay Pepito of Reign Supreme)

10. Snake Eyes

11. Looking for a Better Day (featuring Chris "Fronz" Fronzak of Attila)


Sito Web: www.facebook.com/windsofplague

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