Drowning Pool – Recensione: Resilience

Dopo l’ennesimo cambio di singer, una maledizione che li perseguita dalla morte del primo frontman Dave Williams nel 2002, si ripresentano all’appuntamento con il full lenght i modern metallers Drowning Pool. Nonostante i problemi di instabilità con i vocalist e il tempo passato “Resilience” non tradisce le radici stilistiche della band e ci ripropone i Drowning Pool in buona forma e sempre impegnati a costruire canzoni attraverso la ormai consueta miscela di corpose ritmiche tipicamente alternative metal, tempi groovy e accattivanti e melodie vocali graffianti, ma sempre intrise di immediatezza.

La quasi scontata mancanza di vere novità viene però compensata da un buon gusto nella composizione e dalla buona scelta effettuata nel ruolo di nuovo cantante. Jasen Moreno si adatta infatti in modo eccellente allo stile del gruppo e la sua tonalità dura e corrosiva colpisce nel segno fin dai primi brani.

L’irruenza di brani rabbiosi come “One Finger And A Fist” o “Broken Again” viene abilmente pareggiata dal tono più sussultante e scanzonato di “Saturday Night” e dalla melodia cantabile da vere anthem song come “Anytime Anyplace”, “Blindfold” o “Life Of Misery”. La band texana sa giocare molto bene con le sfumature armoniche e le variazioni di suono, confezionando così un album che non rinuncia alla facilità d’ascolto, ma riesce sempre a risultare vario e curato.

Certo siamo nel campo del abbondantemente già sentito e totalmente prevedibile, ma comunque nel loro genere i Drowning Pool restano una band che sa come muoversi e difficilmente manca il bersaglio.

Voto recensore
7
Etichetta: Eleven Seven Music/EMI

Anno: 2013

Tracklist:

01. Anytime Anyplace
02. Die For Nothing
03. One Finger And A Fist
04. Digging These Holes
05. Saturday Night
06. Low Crawl
07. Life Of Misery
08. Broken Again
09. Understand
10. Bleed Wth You
11. Skip To The End
12. In Memory Of
13. Blindfold
14. Apathetic (Bonus Track)
15. One Way Prophecy (Bonus Track)


Sito Web: http://www.drowningpool.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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