August Burns Red – Recensione: Rescue & Restore

Gli August Burns Red giungono al sesto lavoro sulla lunga distanza, che fa seguito al loro primo ed unico holiday/Christmas album “Sledding’ Hill” dell’anno scorso, e tornano a deliziare i loro fans con un prodotto di tutto rispetto.

Tra le stelle indiscusse del firmamento Metalcore i Nostri hanno da sempre cercato di coltivare la vena progressive di un genere fin troppo standardizzato, riuscendoci in parte con le passate releases, tra le quali “Constellations” e “Leveler” sono dei fulgidi esempi, ma che viene ancora più rimarcato con “Rescue and Restore”, soprattutto per un puntuale uso di strumenti come congas, chitarre acustiche, archi, tromba ed altre amenità orientaleggianti, come in Creative Captivity, che donano un tocco esotico davvero azzeccato.

La ricerca di atmosfere ariose e dilatate da un lato, unita alla ferocia tipica del quintetto americano, trovano qui il giusto compromesso, un bilanciamento adeguato che sicuramente non farà la felicità di chi si attende un assalto frontale senza compromessi, ma in fondo chi li conosce ha già avuto a che fare con queste divagazioni stilistiche degli August Burns Red, in più di qualche occasione sfociate in ritmiche latino-americane.

Per tranquillizzare gli aficionados del breakdown è giusto sottolineare come in più di qualche occasione la band rientra nei canoni del genere per regalare momenti molto accattivanti e dal giusto appeal, forti anche di melodie facili da ricordare, da riconoscere ed apprezzare. Il songwriting non è affatto  scontato, perché il combo della Pennsylvania sa come impreziosire una trama armonica di per sé semplice. Merito di questo dinamismo va tributato soprattutto all’ottimo lavoro svolto dalle chitarre di JB Brubakere e Brent Rambler, i quali scendono in campo con ritmiche asimmetriche, assoli molto tecnici e fraseggi articolati, come ad esempio in “Beauty In Tragedy”. Ottima anche la prova della sezione ritmica, con la batteria a farla da padrone con un drumming complesso al punto da essere il giusto controcanto per le alchimie delle già citate sei corde.  Quasi inoppugnabile la prova del singer Jake Luhrs, il cui unico difetto è l’uso in qualche occasione della voce narrante, esempio ne è “ Beauty In Tragedy”, che manca di intensità espressiva.

“Rescue & Restore” ci consegna una band in grande spolvero, sebbene non aggiunga più di tanto a quanto già detto in passato, prosegue lungo quel solco che ha reso gli August Burns Red quello che sono tuttora, ovvero una certezza e non più una promessa.

Voto recensore
7
Etichetta: Solid State

Anno: 2013

Tracklist:

01. Provision

02. Treatment

03. Spirit Breaker

04. Count It All As Lost

05. Sincerity

06. Creative Captivity

07. Fault Line

08. Beauty In Tragedy

09. Animals

10. Echoes

11. The First Step


Sito Web: http://www.augustburnsred.com/

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