Astral Doors – Recensione: Requiem Of Time

A ripetere sempre la stessa formula standardizzata si rischia prima o poi di fare un passo falso. E questa volta non basta agli Astral Doors il cantato drammatico del sempre ottimo Nils Patrik Johansson per farla franca, sono infatti proprio le composizioni ad essere poco brillanti. A differenza del precedente “New Revelation”, banale fino all’esagerazione, ma ricco di song trascinanti e superbamente cantabili, questo “Requiem Of Time” non riesce a far dimenticare la mancanza di personalità con un efficace intrattenimento per vecchi metallari nostalgici. C’è per carità molto mestiere dietro al progetto e definire “brutte” le canzoni qui raccolte sarebbe uno schiaffo alla storia del hard & heavy a cui gli Astral Doors si ispirano con impeccabile costanza. Ma per rivaleggiare con tale ingombrante passato servirebbe qualcosa di più che un compitino svolto al minimo sindacale. Su quattordici canzoni quasi nessuna riesce a farci cantare un ritornello, mimare un riff d’attacco o un assolo qualsiasi. A fare eccezione sono solo la buona “Anthem Of The Dark” e la veloce “Rainbow Warrior”. Se poi cercate solo una patina formale senza macchia, da professionisti come gli Astral Doors la troverete sempre. A voi decidere se si tratta di una sconfitta vera e propria o solo di un rallentamento. Noi di certo ci aspettavamo di meglio.

Voto recensore
6
Etichetta: Metalville /Audioglobe

Anno: 2010

Tracklist:

01. Testament Of Rock

02. Power And The Glory

03. Rainbow Warrior

04. Call Of The Wild

05. St. Peter's Cross

06. So Many Days So Many Nights

07. Blood River

08. Anthem Of The Dark

09. Metal DJ

10. Fire And Flame

11. Greenfield Of Life

12. The Healer

13. Evil Spirits Fly

14. When Darkness Comes


Sito Web: http://www.myspace.com/astraldoors

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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