Rendezvous Point – Recensione: Universal Chaos

Era passato onestamente sotto traccia l’esordio dei Rendezvous Point “Solar Storm”, pur essendo un dignitoso esempio di progressive metal moderno. Nonostante gli impegni ormai pressanti del batterista Baard Kolstad coi Leprous, grazie al buon riscontro che stanno ottenendo, il nostro è riuscito comunque a mettersi a disposizione per registrare questo nuovo “Universal Chaos” che probabilmente non si attesta ai livelli del suo predecessore ma risulta nel complesso gradevole.

Proprio il dinamismo ritmico di Kolstad guida “Apollo” insieme ai sintetizzatori e all’eterea voce di Geirmund Hansen per un pezzo tra Lemur Voice e Tesseract; ancor maggior impatto per “Digital Waste” di cui si apprezzano gli arrangiamenti minuziosi che risaltano dall’ascolto in cuffia.

Il batterista norvegese cerca di variare il più possibile l’andamento delle composizioni come in “Universal Chaos”, “Pressure” e “Resurrection” queste ultime vicine alla sua band principale.

Le tastiere di Nicolay Tangen Svennæs, già collaboratore di Ihsahn, hanno acquistato maggior importanza in questo secondo album anche se a tratti (“The Fall”) le chitarre sono davvero possenti.

I Rendezvous Point sono a conti fatti un’interessante realtà del moderno progressive metal europeo, sui quali punta la lungimirante Long Branch ma che per chi scrive devono ancora uscire pienamente dallo status underground. Non è in discussione la preparazione dei musicisti ma c’è qualcosa in “Universal Chaos” non ancora perfettamente allineato come se la band di Kristiansand stesse ancora cercando la propria dimensione definitiva.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Long Branch

Anno: 2019

Tracklist: 01. Apollo 02. Digital Waste 03. Universal Chaos 04. Pressure 05. The Fall 06. The Takedown 07. Unfaithful 08. Resurrection 09. Undefeated
Sito Web: https://www.facebook.com/RendezvousPointOfficial/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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