Reign Supreme

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Reign Supreme

Dying Fetus

Track Listing

01. Invert the Idols
02. Subjected To A Beating
03. Second Skin
04. From Womb To Waste
05. Dissidence
06. In The Trenches
07. Devout Atrocity
08. Revisionist Past
09. The Blood Of Power

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“Reign Supreme” è la settima fatica sulla lunga distanza per la band estrema del Maryland, nonchè il lavoro che segna il giro di boa degli oltre vent’anni di onorata e brutale carriera. I Dying Fetus sono uno dei quei gruppi che o li ami o li odi, sono tutto e il contrario di tutto, sono coloro che hanno scritto “Pissing In The Mainstream” (“Destroy The Opposition”, nda), ma che in questi mesi ci hanno “tartassato” con video, teaser, trailer, preview e quant’altro di promozionale. Musicalmente parlando, solo i Dying Fetus potevano nel corso di questi anni riuscire ad amalgamare con successo un insieme altrimenti aleatorio di brutal, grind, hardcore e slam. Tutti ingredienti che possiamo subito riscontrare nel paio di minuti della song di apertura “Invert The Idols”, anche se dobbiamo aspettare la terza traccia “Second Skin” per sentire l’album prendere quota e coinvolgere maggiormente. In generale, risuona un tendenza ad inglobare sonorità death old school a passaggi più “moderni” come in “Revisionist Past” o “Dissidence” e ad un uso più diffuso degli sweep. I solo non sono abbondanti come nello stile fetusiano ma sono ben posizionati e di ottima esecuzione, come quello nel cuore di “The Blood Of Power”, uno degli episodi più riusciti del set, il quale sfiora tinte epiche. Ritroviamo sempre il solito “gioco” di alternanze: momenti tiratissimi che vengono sostituiti da mid tempo se non talvolta down tempo, e viceversa. Sicuramente meno tecnico e più lineare di alcuni lavori precedenti, l’album forse segna un piccolo passo indietro non di qualità, ma a livello di sonorità. Insomma, sembra un disco più votato allo straight in your face e a creare groove che a stupire per intricatezza, come per altro è sempre stata la loro attitudine. Il tutto viene corroborato come al solito dall’uso di un growl ben fatto che tende in alcuni frangenti a scivolare nel guttural soprattutto nei momenti più slammeggianti. Un album tutto sommato ben bilanciato, ben suonato, che cresce man mano e che si lascia ascoltare senza difficoltà: i Dying Fetus non hanno perso la capacità di invogliarci al moshpit.

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