Primordial – Recensione: Redemption At The Puritan’s Hand

“Redemption At The Puritan’s Hand”, nuovo album e nuova positiva conferma per gli irlandesi Primordial, una delle poche band ad aver davvero sviluppato una voce personale, all’interno della fin troppo ortodossa scena estrema.

Il loro particolare mix di pagan black metal, heavy-doom, inserti celtic-folk, unito alla teatrale epicità della stupenda voce di Alan Averill “Nemtheanga”, ha marchiato a fuoco una carriera intera, iniziata discograficamente nel 1994, e giunta ora al traguardo del sesto full-length.

Registrato negli studi gallesi Foel, “Redemption At The Puritan’s Hand” è un classico album dei Primordial, un disco dove abbondano atmosfere intense, autentico irish spirit trasfuso in una musica possente e struggente, incapace di lasciare indifferenti. Come al solito il disco è anche ricco di colti riferimenti letterari, religiosi e filosofici, per un’esperienza artistica che è davvero a tutto tondo.

In questo caso l’attenzione della band si è concentrata sul tema della morte, sul sentimento della dipartita, della paura, del bisogno di redenzione, assumendo connotati più malinconici e di certo meno battaglieri, rispetto al lirismo bellico dell’ultimo “To the Nameless Dead” (2007).

A differenza della prima parte della loro carriera discografica (fino a “Storm Before Calm”, 2002) il sound è più luminoso e aperto, giocando più spesso la carta dell’epicità, invece che quella della mera tristezza. Chiaro in questo senso il feeling emanato dall’opener “No Grave Deep Enough”, in cui riffing veloce di Ciaran MacUiliam e Michael O’Floinn disegna un evocativo tappeto sonoro per la voce declamatoria e fiera di Alan. Più lento l’incedere di “Lain With The Wolf”, col bel lavoro percussivo del figliol prodigo Simon O’Laoghaire.

“Bloodied Yet Unbowed” ricorda invece la passione e i legami dei Primordial con un certo metal tradizionale, mentre giustamente lo screaming dannato di “Gods Old Snake” ribadisce i natali black del progetto.

Bellissima, nella sua atipicità, la ballad “The Mouth Of Judas”, dotata di un lirismo di rara intensità, che va ad inserirsi di diritto fra i brani migliori di sempre del combo irlandese. Dopo questo vero e proprio picco emozionale, il disco intraprende una più pacata continuazione, tramite la relativa semplicità di “The Black Hundred”, i riferimenti doom di “The Puritan’s Hand” e l’epico marchio di fabbrica dei Primordial lungo tutta la conclusiva “Death of the Gods”.

Ottima la prestazione della band, che fa il paio con un lavoro di produzione come sempre certosino e curato, in grado di far apprezzare le varie sfumature presenti negli arrangiamenti.

Passione e sentimento sono fra gli elementi centrali di questo lavoro, che conferma, senza sorprese, tutte le caratteristiche dei Primordial. Musica densa e corposa, di non immediata assimilabilità, ma che, anche per questo, continua nel tempo a regalare sensazioni uniche e pensieri profondi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2011

Tracklist:

1. No Grave Deep Enough
2. Lain With the Wolf
3. Bloodied Yet Unbowed
4. God's Old Snake    
5. The Mouth of Judas
6. The Black Hundred
7. The Puritan's Hand
8. Death of the Gods


Sito Web: http://www.primordialweb.com/

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