Red Fang – Recensione: Only Ghost

C’era da aspettarselo un disco di questo tipo dal quartetto di Portland: suoni pesanti, quasi usciti da una palude e dalla forza d’urto notevole. Un pugno di canzoni che probabilmente segnano il punto di maggiore qualità dei nostri, capaci di non perdere un grammo di energia sull’altare della melodia. Dopo circa tre anni dal precedente album (“Whales And Leeches”) Bryan Giles e soci tornano e confermano la loro voglia di far buona musica.

E’ un disco aggressivo, come ci si aspettava dai quattro. Fatto di suoni shakerati tra sludge, stoner ed il più classico degli heavy rock. Con una buona dose di melodia. Ma è una melodia che arriva storta, filtrata, mai banale quella composta dai nostri. Sempre un passettino  avanti (e soprattutto di sbieco) rispetto a tanti altri colleghi che si limitano ad ignorare la prospettiva più complessa.

“Only Ghost” dei Red Fang parte subito con le idee molto chiare: riff grasso ed una forza percussiva rara al giorno d’oggi. “Flies”, prima canzone dell’album, è un biglietto da visita perfetto per questi americani: solo apparentemente grezzi e volgari. Che poi magari c’è anche quell’attitudine “redneck”, ma riesce ad essere mascherata nella costruzione dei ritornelli (tutti molto validi) che rappresentano uno dei punti forti del disco.

“Cut It Short”, una belle più riuscite del lotto, contagia per il groove che esplode in un chorus bello e ficcante. “No Air” nonostante la costruzione che sembra ricordare i primi Mastodon e qualcosa di Soilent Green , rimane lucida grazie ad una serie di riff circolari che riportano sempre la canzone verso una strada di concreta melodia. Molto positiva “Shadows” (anche video) che gioca con lo stile dei Queens Of The Stone Age” senza perdere personalità.

Piacerà e molto “Only Ghost” dei Red Fang. Non solo per le “chicche” melodiche sparse qua e là, no. Piacerà soprattutto perché è un disco maleducato e melodico. Un calderone di note che fa esplodere le anime di una band capace di pensare – e far funzionare – l’ignoranza del “redneck” con il fioretto dell’alta società. Merce rara.

Red Fang "Whales and Leeches" press photos 2013

Voto recensore
7,5
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Flies 02. Cut It Short 03. Flames 04. No Air 05. Shadows 06. Not For You 07. The Smell of the Sound 08. The Deep 09. I Am a Ghost 10. Living in Lye
Sito Web: http://www.redfang.net/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Jappy

    Alcuni recensori hanno salvato in corner questo platter, con 6 stiracchiati . Non prendo sempre per oro colato le recensioni , anche se non l’ho ascoltato ancora a dovere avendolo appena acquistato.
    Il precedente non mi era dispiaciuto, questo ultimo lavoro lo trovo almeno da un primo ascolto forse più ” storto ” sopratutto nei passaggi di batteria, anche se gioca piuttosto bene a fare il mainstram in alcune parti.
    Proviamo a dargli una possibilità

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