Red Cain – Recensione: Kindred: Act II

Gruppo canadese sconosciuto ai più, i Red Cain sono in pista già da un lustro avendo pubblicato un EP omonimo e la prima parte di questo “Kindred”. Il power trio (con una conformazione “allargata” in sede live) proveniente dalla regione dell’Alberta, propone un gothic progressive metal con curiose reminiscenze folk slave, portate dal cantante Evgeniy Zayarny, per quanto riguarda le liriche ma non solo visto che anche la musica risente spesso delle melodie tradizionali di quei luoghi (“Sons Of Veles”).

Il songwriting è abbastanza intricato ma senza perdere di vista la componente melodica con punti di contatto con gli ultimi Moonspell o gli Orphaned Land (senza chiaramente la cadenza mediorientale); a livello di concept invece questa seconda parte continua la saga del guerriero Zalcoatl in un ambiente mitologico che però ha inaspettati risvolti anche nella società moderna.

Andiamo a parlare in questa sede della versione digitale e pubblicata in maniera indipendente di “Kindred: Act II” perché quella fisica vedrà la luce solo più avanti tramite Sliptrick Records; “Kindred” mette subito in luce l’approccio quasi baritonale di Zayarny e un importante tappeto tastieristico che “svecchia” un pezzo decisamente gothic metal; siamo dalle parti dei Green Carnation tanto per darvi delle coordinate stilistiche… peccato solo per il suono di batteria un po’ troppo asettico.

“Demons” ha un tocco che richiama i 69 Eyes, con un sottofondo elettronico a spingere un pezzo dotato inoltre di un bel refrain e un ottimo assolo del chitarrista Tyler Corbett che ha anche prodotto, mixato e masterizzato l’album. 

In “Precipice Of Man” Zayarny utilizza un falsetto al limite delle sue possibilità (fortunatamente non per tutte le strofe) ma la parte vocale è surclassata da chitarre veramente pesanti per una composizione che mi ha ricordato i mai dimenticati Beyond Twilight.

“Baltic Fleet” parte guerreggiante con inaspettati tratti alla Bathory e Bolt Thrower (con un livello di violenza inferiore chiaramente) per proseguire epica ma anche estremamente tecnica sempre nelle parti di chitarra (il punto forte della band); lo stesso dicasi per il singolo più recente “Varyag And The Shrike”.

In poco più di 36 minuti i Red Cain non avranno probabilmente concepito l’album del secolo ma ci danno in pasto un prodotto con tutti i crismi per iniziare al meglio il 2021, che tutti ci auguriamo possa essere migliore del suo infausto predecessore.

Etichetta: Sliptrick Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Kindred 02. Demons 03. Precipice Of Man 04. Baltic Fleet 05. Varyag And The Shrike 06. Sons Of Veles 07. Sunshine (Blood Sun Empire)
Sito Web: https://www.facebook.com/redcainofficial/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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