Reckless – Recensione: T.M.T.T.80

Fondati a Vicenza da Andrea De Lorentiis (voce e basso) e Roberto Chemello (chitarra), i Reckless sono una realtà musicalmente attiva dal 2006 ed ispirata al glam/street metal degli anni ottanta. Nati come cover band con brani di Cinderella, Motley Crue, Wasp, Britny Fox e Poison in repertorio, e successivamente passati alla composizione di pezzi propri, i Reckless hanno conosciuto negli anni la gioia della condivisione del palco con alcuni dei loro idoli (Steeve Jaimz dei Tigertailz e L.A. Guns, tra gli altri), l’amarezza nel perdere alcuni compagni di strada lungo il percorso, la fatica dell’assestamento e l’entusiasmo della rinascita, una miscela emotiva che se a volte fiacca ed estingue, in altre occasioni può rivelarsi come linfa vitale per continuare a creare, cantare e combattere. “T.M.T.T.80” (acronimo della title-trackTake Me To the 80s”) è l’album che probabilmente si propone di dare un nuovo senso ai kilometri percorsi, alle energie profuse negli ultimi dieci anni, ad una vita che – benchè messa alla prova dalle difficoltà del quotidiano – continua a guardare con nostalgia all’epoca d’oro dell’hair metal, alla dolcezza dell’AOR americano ed alla voglia di tornare indietro che contraddistingue molte espressioni di NewRetroWave. Sostenuti dall’affetto dei tanti fan, i Reckless ritornano con un prodotto a tratti solido (“Raise Your Fist”) e convinto (“Chic & Destroy”), innamorato dei suoi ricordi e che non rinuncia a quella che oggi – invecchiati e sclerotici armati di telecomando – bolliamo come una certa ingenuità di fondo.

A partire dalla sua traccia di apertura, “T.M.T.T.80” si rivela come una godibile carrellata di flashback (il cantato un po’ distratto tranne che nella più incisiva “Red Lips”, il coro con gli oooh oooh, i fantastici assoloni di chitarra di “Rock Hard” e “Back In Time”, ed abbondanti dosi di riverbero) scelti per intrattenere e divertire, ripensando ai bei tempi andati quando – forse – ci accontentavamo della novità, affascinati dalla lontananza con i nostri eroi inglesi o americani che questi dischi contribuivano in qualche modo a colmare nel momento in cui, grazie ai nostri risparmi, diventavano nostri. Il problema, non tanto dell’album in sé quanto del suo nuovo pubblico, è che per quanto i Reckless siano rimasti felicemente fedeli al modello, l’orecchio dell’ascoltatore è cambiato, e nelle note slegate di una “Countach” o i testi non ispiratissimi di “Work Out” il consumatore troverà un’illusione di leggerezza sulle prime consolatoria ma poi destinata a svanire nel giro di alcuni ascolti. Pur riconoscendo che un approccio così ortodosso deve fare i conti con un ventaglio di possibilità e alternative limitato, la sensazione è che a “T.M.T.T.80” manchino un po’ i Reckless ed il contributo che loro stessi potrebbero dare ad una divertente operazione nostalgia. Forse qualche sonorità inaspettata… alla Judas Priest? Oppure un tocco mediterraneo? O magari un momento timido ed introspettivo che faccia il paio con “Tonight”, giusto per raccontarci un’altra (e se possibile più sintetica) versione della stessa storia? Purtroppo, e nonostante una scaletta generosamente composta da dodici brani, il concetto di rischio – eppure non del tutto alieno a chi suonava street nei novanta – fatica ad emergere, con la band chiusa nella sua comfort zone ed impegnata a vivere il suo sogno in superficie, suonando e seguendo quello che sa fare meglio.

Forti di una presenza scenica convincente, motivati dall’amore viscerale per le sonorità degli anni ottanta e temprati nell’animo da oltre dieci anni di esperienze (“We Are The Rock”, dopo tutto), i Reckless ritornano con un disco perfetto per un tuffo nel passato nostalgico e disimpegnato: se la soffice vaporosità dei suoi brani si sposa alla perfezione con i volumi delle cotonature del tempo, è anche vero che “T.M.T.T.80” rischia di rimanere presto vittima della sua mancanza di personalità (“One Night Together”), del suo non-osare in nome di un citazionismo esasperato, di una dipendenza soffocante dal passato che lo porta a trascurare le opportunità che un’occhiata al futuro avrebbe potuto offrire. Un disco che suona un po’ come un’occasione sprecata, ma in fondo il dubbio è che questi sconsiderati non desiderassero altro che registrarlo per ribadire il loro disinteresse per il presente e tutte le sue adulte, sanguinose contraddizioni. Come dargli torto?

Etichetta: Sneakout Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Take Me To The 80’s 02. Countach 03. Workout 04. One Night Together 05. Chic & Destroy 06. Rock Hard (In My Party!) 07. We Are The Rock 08. Red Lips 09. Raise Your Fist 10. Tonight 11. Back In Time 12. Scandalo!
Sito Web: facebook.com/reckless80

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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