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Arkona – Recensione: Yav

Il nome Arkona è stato sempre sinonimo di qualità sin dagli esordi del 2002 con il demo intitolato “Rus” nell’ambito del pagan/folk metal. La band russa ha avuto modo di sperimentare parecchio nei primi sei album, passando da release con un massicio spazio dato agli elementi folk ad altri più black oriented sempre mantenendo, grazie anche alle parti di voce pulita della leader Masha Arkiphova, un approccio che non ha mai tralasciato la melodia.

Il settimo full length intitolato “Yav” non delude le attese e si proietta verso un futuro di ulteriori esperimenti per Masha e compagni; nelle nove tracce del disco è più che mai evidente un approccio progressive che vuol amalgamare tutti gli elementi del passato lasciando spazio interpretativo alla voce della singer (che canta in stile pulito, in growl, in screaming ed anche semplicemente sussurrando) ed all’uso degli strumenti tradizionali ma nell’ambito di un intreccio strumentale tutt’altro che semplice ed immediato.

Esempio perfetto che descrive la nuova dimensione degli Arkona è proprio la lunga opener “Zarozhdenie” (quasi nove minuti) in cui ci si imbatte in numerosi cambi di tempo ed atmosfere. La successiva track “Na Strazhe Novyh Let” sembra riabbracciare in parte gli assalti ferali del passato, grazie alle accelerazione della linea ritmica (formata dai bravissimi Ruslan –basso- e Andrey Ischenko –batteria-) ed al ritorno al growl della singer in alcuni momenti… ma è solo un abbaglio ed anche qui troviamo curiose parti ritmiche moderne dettate anche da strumenti tradizionali ed intrecci melodici in cui si inseriscono cori melodici mai scontati.

Il resto del CD è una continua scoperta che soddisferà l’ascoltatore e gli permetterà di scoprire, strato dopo strato, la maestria compositiva del combo russo.

Si rimarrà quindi incuriositi dalle parti quasi soffuse ed ambient iniziali e finali di “Serbia”, o ancora dagli effetti sonori di “Zov Pustyh Dereven”, song che inaspettatamente esploderà in accelerazioni black per tornare a passaggi molto melodici in cui domina una chitarra acustica di spessore. La parte centrale è poi arricchita dagli strumenti a fiato tradizionali russi, come sempre suonati da Vladimir Reshetnikov che, anche se in questo album non è il protagonista assoluto, riesce comunque a imprimere il proprio stile in ogni singola traccia.

Scorrendo la tracklist si rimane estasiati anche nell’ascoltare “Gorod snov”, brano dominato dagli strumenti folk e dai cori melodici di Masha, colmi di drammaticità e fervore interpretativo.

Il lato prog, epico e drammatico dei nostri raggiunge il suo apice nella title-track, che racchiude tutta la malinconia di cui questo disco è stracolmo. Il brano conclusivo, introdotto da una parte davvero cupa di chitarra acustica e dominato da un cantato sussurrato e roco, chiude il cerchio di una release che ci consegna una band matura ed in grado di affascinare con canzoni complesse che per essere apprezzate fino in fondo necessiteranno di numerosi ascolti.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Zarozhdenie
02. Na strazhe novyh let
03. Serbia
04. Zov pustyh dereven’
05. Gorod snov
06. Ved’ma
07. Chado indigo
08. Yav
09. V ob’jat’jah kramoly


Sito Web: http://arkona-russia.com/

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