Toto – Recensione: XIV

Sono passati ormai ben nove anni da Falling In Between, ultimo album in studio dei Toto: un’attesa così lunga che lasciava intendere non ci fosse un futuro – almeno non in studio – per la band americana. E invece – purtroppo all’indomani della triste notizia della scomparsa di Mike Porcaro dopo la lunga malattia – ecco il ritorno, che soprattutto in un primo momento potrà lasciare perplessi: “XIV” è essenzialmente un album WestCoast. Sia chiaro, le contaminazioni pop, rock, prog, jazz e chi più ne ha più ne metta ci sono tutte, quello che cambia – o meglio torna ai dosaggi della seconda metà degli anni ’80 – sono le rispettive proporzioni. La classe e l’eleganza continuano a rifulgere, mancano alcune intuizioni che avevano reso grande un album come “Falling In Between” ma sono in parte compensate da una profondità che necessita di alcuni ascolti, ma dopo questi diventa davvero gratificante. L’importanza dell’amalgama, in cui ben si inserisce il nuovo batterista Keith Carlock con il suo drumming fantasioso e mai invadente, risalta rispetto alla chitarra di Steve Lukather, meno graffiante che in passato.

Dall’apertura di “Running Out Of Time”, affidata proprio alla sei corde di Luke, gli scenari non sembrererebbero proprio questi, ma man mano che ci si addentra in “XIV” sensazioni e suggestioni sono preponderanti rispetto a direzioni precise e chorus diretti. L’atmosfera rarefatta di “Burn” – prima dell’intenso crescendo melodico finale – è più indicativa rispetto alle coordinate di un album che va vissuto, più che ascoltato. Notevoli le sfumature di “Holy War”, uno dei pezzi più ariosi e creativi del lotto, prima di “21st Century, groovy ma un po’ priva di mordente come pure “Unknown Soldier (for Jeffrey)”. La liquida “Orphan” è stata scelta come primo singolo e si basa con intelligenza e delicatezza sull’intensità emotiva. Bene l’afflato pop della deliziosa “All The Tears That Shine” e soprattutto di “The Little Things”, che si ricollegano – anche se questo magari farà storcere il naso a qualcuno – alla collaborazione di buona parte dei Toto agli album di punta di Michael Jackson. “Chinatown” è in perfetto stile WestCoast, frizzante e sinuosa. La chiusura piena di movimento, ariosità e variazioni di colori è affidata a “Great Expectations”. Un album da assaporare in tranquillità, che riesce ancora una volta a regalare emozioni sincere a chi avrà la pazienza di addentrarsi nei suoi meandri.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers

Anno: 2015

Tracklist:

01. Running Out Of Time
02. Burn
03. Holy War
04. 21st Century
05. Orphan
06. Unknown Soldier (for Jeffrey)
07. The Little Things
08. Chinatown
09. All The Tears That Shine
10. Fortune
11. Great Expectations


Sito Web: http://totoofficial.com/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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