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Wovenwar – Recensione: Wovenwar

Come da una situazione spiacevole possa nascere qualcosa di buono, in una sola parola: Wovenwar. La band costituita dal batterista Jordan Mancino, i chitarristi Nick Hipa e Phil Sgrosso, il bassista Josh Gilbert, nasce dalle ceneri degli As I Lay Dying, la cui sorte è stata messa per adesso in stand by, viste le vicissitudini giudiziarie che vedono coinvolto il vocalist Tim Lambesis; questi ragazzi, una volta lasciata la band di appartenenza, si sono uniti col cantante Shane Blay, inizialmente chitarrista solista e voce pulita di Oh, Sleeper, per mettere su un progetto che alla prima uscita discografica pare aver centrato appieno l’obiettivo.

L’album “Wovenwar” non è in stile As I Lay Dying con voce diversa, è un prodotto che gode di una buona dose di identità propria, ovviamente essendo il gruppo costituito quasi esclusivamente da ex membri degli AILD è normale che vi sia qualche reminiscenza, ma la maggior parte delle tracce, grazie all’apporto del vocalist Shane ed al suo cantato prevalentemente pulito e melodico, può contare su una personalità ben marcata.

Formalmente il sound dei nostri ha una definita predilezione verso la componente melodica, come ad esempio nella quasi acustica “Father Son”, in cui atmosfere leggere ed accorate si susseguono fino al chorus finale in crescendo, e la penultima “Prophets”, brano sulla falsariga di quello citato precedentemente: in questo caso per quasi due minuti sono chitarre acustiche e voce sussurrata a svolgere un ruolo predominante, fino a sfociare in passaggi più riflessivi che mettono ben in mostra l’ottimo lavoro svolto dai due chitarristi, con il giusto supporto del resto della sezione ritmica.

Dopo la prima “Foreword”, a metà strada tra un’intro ed un pezzo vero e proprio, “All Rise” cala le carte in tavola: Nick Hipa e Phil Sgrosso dimostrano ancora una volta di essere in grado di tirare fuori riff accattivanti, strutturati, è così che il refrain della traccia in questione rimane subito ben impresso in mente; la successiva “Death To Rights” (ascolta qui il brano) inizia con un altro apporto dalla ingente intensità tellurica da parte dei due axemen, spunta qui qualche elemento degli AILD, ma il buon Shane riesce subito a virare verso altri lidi. Stesse sorti per “The Tempest”, ottimo esempio di hit radio friendly, ma decisamente forte il richiamo a “A Greater Foundation”, con un preciso riferimento all’incipit della traccia, fortunatamente il solito Shane anche qui ci mette una pezza e si pensa ad altro. Tra le altre occorre citare “Profane” (ascolta qui il brano) e “Ruined Ends”.

“Wovenwar” è in linea di massima un prodotto molto buono, indiscutibile l’appeal di ogni singolo brano, il numero indefinito di passaggi melodici lo rende decisamente fruibile ad un pubblico ben più vasto di quello che ha apprezzato gli AILD, ma l’omogeneità dei quindici brani potrebbe far storcere il naso ai più esigenti, dal momento che le soluzioni in fondo sembrano far ricorso sempre alla stessa formula, ma l’album è piacevole, godibilissimo e con la giusta dose di carica.

Voto recensore
7.5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Foreword

02. All Rise

03. Death To Rights

04. Tempest

05. The Mason

06. Moving Up

07. Sight Of Shore

08. Father / Son

09. Profane

10. Archers

11. Ruined Ends

12. Identity

13. Matter Of Time

14. Prophets

15. Onward


Sito Web: http://wovenwar.com/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Silvia Autuori

    Mi piacciono… sì sì….

    Reply

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