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Oceans Of Slumber – Recensione: Winter

Raccontare la musica non è sempre facile, nella biografia fornita da Century Media per descrivere il contenuto di “Winter” viene tirato in causa il Progressive, il Jazz, il Black Metal e il Blues, oltre a una serie di riferimenti a band che ritengo inutile citare.

Gli Oceans Of Slumber sono un gruppo progressive metal (o rock a seconda della vostra sensibilità) dove “progressive” non sono una serie di infiniti tecnicismi o la creazione di articolate strutture solide come un castello di carte. Il secondo album di questa band di Houston è una ricerca, un viaggio tra atmosfere sognanti e aggressive inversioni di marcia senza suite fini a se stesse.

La titletrack “Winter” (video ufficiale) posta in apertura ci mostra fin da subito i due lati della medaglia: la suadente voce di Cammie Gilbert in crescendo su una struttura musicale che dalle pulite melodie iniziali sfocia nel metal estremo con growl annessi (a cura del chitarrista). Cammie Gilbert che ad un primo impatto visivo potremmo scambiare per Skye Edwards, vocalist dei Morcheeba, risulta indubbiamente uno dei punti di forza del disco; dove la pesantezza viene in secondo piano negli arrangiamenti chitarristici di Anthony Contreras e Sean Gary e a volte incastonati più per dovere che necessità.

Gli Oceans Of Slumber eseguono una splendida versione di “Night In White Satin”, hit dei The Moody Blues conosciuta in Italia grazie alla versione de I Profeti (e successivamente dei Nomadi) intitolata “Ho Difeso Il Mio Amore”, che non risulta un riempitivo ma si accosta a quello che è il mood dell’album incorporandone i vari elementi. Come fossero una band anni ’70 non temono poi di mettere di seguito due pezzi che per minutaggio potremmo definire “intermezzi” ma che in realtà non lo sono, per cui “Lullaby” ci mostrerà una pantomima di Loreena McKennit. Se “Devout” (ascolta il brano) o “Sunlight” mantengono una vaga impronta chitarristica doom a cui la band è legata da contraltare “Suffer The Last Bridge” (video ufficiale) gioca la parte della hit più canonica. Un groove costante pervade le tracce di questo gran disco grazie al lavoro del batterista Dobber Beverly che arricchisce i brani senza renderli prolissi nei tecnicismi come dimostra la blueseggiante “Turpentine” (ascolta il brano).

Abbandonatevi ai 60 minuti di Winter, un disco da assaporare in ogni sfaccettatura, un viaggio soffuso tra luci e ombre, uno schiaffo in faccia a chi tacita di mancata originalità l’ultima decade musicale.

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Voto recensore
8
Etichetta: Century Media

Anno: 2016

Tracklist: 1. Winter (07:57) 2. Devout (05:07) 3. Nights In White Satin (05:45) 4. Lullaby (01:45) 5. Laid To Rest (01:41) 6. Suffer The Last Bridge (05:00) 7. Good Life (02:07) 8. Sunlight (05:34) 9. Turpentine (05:31) 10. Apologue (06:55) 11. How Tall The Trees (01:33) 12. ... This Road (07:43) 13. Grace (03:20)
Sito Web: www.oceansofslumber.com

Roberto Banfi

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Punk n roller con ispirazioni gotiche e tracce persistenti di untrue heavy metal, tra Billy Holiday e gli Einsturzende Neubauten sono incappato casualmente negli Iron Maiden. Sogno una collaborazione tra Varg Vikernes e Paolo Brosio. Citazione preferita: ""Il mio dio è più forte"" (Conan il barbaro).

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