Wind Rose – Recensione: Wardens Of The West Wind

Forti di un debutto superlativo come “Shadows Over Lothadruin” i Wind Rose, una delle migliori realtà del panorama italiano, ritornano e convincono pienamente con il nuovo CD intitolato “Wardens Of The West Wind”. L’album è un viaggio a 360 nel’epic metal sinfonico che si mescola senza timore con tanti e diversi generi, dal progressive al folk (riferimenti ad esempio agli Alestorm)… anche estremo (vedi Ensiferum).

La produzione ottima aiuta parecchio perché permette di accogliere e far proprie tutte le sfumature che questo album propone. Pochi sono i pezzi immediati… ma quei pochi bastano per avvinghiare l’ascoltatore all’opera e creano il presupposto per riascoltare più volte il CD. Fatto questo i Wind Rose regalano emozioni una sull’altra permettendo di scoprire, strato dopo strato, i tanti motivi di interesse del loro sound.

In molti casi le chitarre di Claudio Falconcini fungono da potente base ritmica per far emergere al meglio le maestose orchestrazioni dipinte dalle magiche tastiere di Federico Meranda (vedi “Age Of Conquest”); in altre occasioni la sei corde esplode ben supportata da una sezione ritmica perfetta formata dal batterista Daniele Visconti e dalla new entry, il bassista Cristiano Bertocchi (ex Labyrinth ed ex Vision Divine). Sempre in ambito di orchestrazioni colpiscono positivamente i cori, davvero profondi e riusciti, fin dall’opener “Age Of Conquest”.

I Wind Rose dimostrano poi di saperci fare sia con le atmosfere più melodiche di “Heavenly Minds” e “Skull And Crossbones” che con i pezzi potenti e classici come “Rebel And Free”, per non parlare poi dell’ottima epic power song “Spartacus”, una delle vette del CD.

Più classicamente epic power sinfoniche sono canzoni come l’ipnotica “The Breed Of Durin” (chiaramente ispirata ai libri di Tolkien), forte di una prova del singer Francesco Cavalieri davvero convincente; l’abilità di cambiare registro e stile alla propria linea vocale è una carta vincente del CD che viene aiutata e supportata a dovere (sia in questa canzone che nelle altre) dagli ottimi cori.

Aggiungiamo poi che, rispetto al già eccellente debutto, i Wind Rose puntano molto di più al pezzo riducendo al minimo indispensabile le intro.

Concludendo non dimentichiamo di citare un altro must dell’opera, ossia “Born In The Cradle Of Storms”, altro pezzo epico e progressive che fonde chitarre basse e cupe a linee vocali eccellenti ed un pianoforte davvero suggestivo.

“Wardens Of The West Wind” non contiene filler e non sembra presentare punti deboli. Se amate il genere non fatevelo scappare.

Voto recensore
8
Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Where Dawn And Shadows Begin

02. Age Of Conquest

03. Heavenly Minds

04. The Breed Of Durin

05. Ode To The West Wind

06. Skull And Crossbones

07. The Slave And The Empire

08. Spartacus

09. Born In The Cradle Of Storms

10. Rebel And Free


Sito Web: http://www.windroseofficial.com/

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