Bloodbound – Recensione: War Of Dragons

Questa è una furbata bella e buona! I Bloodbound, per uscire da un momento di stanca, di songwriting e (crediamo noi) di vendite, hanno pensato bene di seguire le mode del momento con il settimo album in carriera, copiando in tutto e per tutto i Sabaton. Le canzoni di “War Of Dragons” si rifanno quindi al sound della band di Joakim Broden in modo a dir poco spudorato, nei cori, nei suoni di tastiera, nell’incedere epico delle ritmiche, con la sola differenza, che, invece di affrontare tematiche battagliere, i nostri ci raccontano le gesta dei draghi. Ma si tratta di un’inversione di tendenza davvero troppo marcata, che prende distanze chilometriche dal robusto power heavy degli esordi e che fatichiamo a giudicare genuina ed ispirata in fase compositiva.

Fin dall’incipit di “Battle In The Sky” capiamo che qualcosa è cambiato nell’approccio dei Bloodbound, con le keys in bella evidenza a sorreggere i guitar riff, melodie di facile presa e dotate di grande enfasi. La seguente “Tears Of The Dreagonheart” sembra un sequel di “Primo Victoria”, mentre nella title track i nostri picchiano duro sulla doppiacassa, per una song al fulmicotone, dotata di un refrain immediato, ma anche piuttosto prevedibile. Pata Johansson ha una timbrica perfetta per il genere, anche se l’intenzione, rispetto al passato, risulta più giocata sull’impatto, piuttosto che sull’interpretazione. Con “Guardians At Heaven’s Gate” vengono chiamati in causa Helloween e Freedom Call, con le tastiere relegate per un momento in un angolo ed il power teutonico a tenere alta la propria bandiera. Ma si tratta di un tuffo estemporaneo alle origini, perchè già con “Symphony Satana” “War Of Dragons” si rifà al sound dei Powerwolf, con tappeti di tastiere dal sapore oscuro a riempire i vuoti di una costruzione piuttosto piatta e semplificata.

Il ritorno dei Bloodbound, a livello assoluto non è da disprezzare e chi adora i Sabaton ed il power epico e scanzonato, approverà sicuramente questa svolta compositiva. Chi invece crede nell’identità del sound, apprezza chi si sforza a creare un proprio marchio di fabbrica, storcerà un po’ il naso di fronte a questo deciso cambio di rotta della band svedese, che, dopo sette album, dimostra di non avere ancora la personalità dei grandi, ma solo la faccia tosta di presentarci un perfetto, falso d’autore.

 

Voto recensore
5,5
Etichetta: AFM Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. A New Era Begins 02. Battle In The Sky 03. Tears Of A Dragonheart 04. War Of Dragons 05. Silver Wings 06. Stand And Fight 07. King Of Swords 08. Fallen Heroes 09. Guardians At Heaven's Gate 10. Symphony Satana 11. Starfall 12. Dragons Are Forever
Sito Web: http://www.bloodbound.se/

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