Lamb Of God – Recensione: VII: Sturm Und Drang

Dopo un album sottotono come il precedente “Resolution”, i Lamb Of God si ripresentano con un disco degno del loro nome. Il nuovo “VII: Sturm Und Drang” è infatti un platter forte, intenso e trascinante, come i migliori lavori della band americana hanno saputo essere in passato. Un piccolo calo qualitativo nella seconda parte ci nega il trionfo totale, ma il gruppo appare comunque in gran salute e con ottime idee.

L’album dà il meglio di sé nelle prime quattro tracce, davvero d’impatto, che mostrano un riffing ispirato, un suono fresco e moderno, un gran tiro e una prova grintosa e decisa da parte di Randy Blythe. “Still Echoes” ed “Erase This” sono l’esempio più potente e devastante di ciò che la band sa fare: le accelerazioni, il suono massiccio e il violento cantato del frontman sono accompagnati da una vena melodica di fondo che rende i pezzi ancor più diretti e da subito assimilabili. “512” parte più lenta e calma, ma si arrabbia prepotentemente dopo poco e soprattutto nel finale, dominato da un’allucinante scream di Blythe; al contrario, “Embers” spacca di nuovo le ossa fin dalle prime battute.

Nel secondo blocco di canzoni spiccano la corposa e martellante “Footprints”, forse il brano più immediato del lotto grazie al suo efficace ritornello, e il malinconico blues della lunga e varia “Overlord”, sorprendente nel suo inaspettato cambio d’atmosfera a metà brano. La band a questo punto si siede un po’ sugli allori, dal momento che “Anthropoid” e “Engage The Fear Machine” sono pezzi ben confezionati, ma che non aggiungono nulla di ché all’opera. Torna invece a colpire duro l’anthemica “Delusion Pandemic”, mentre la conclusiva “Torches” è apprezzabile nel suo voler oltrepassare gli schemi del disco, ma forse un po’ troppo dispersiva.

Il nuovo Lamb Of God rappresenta la release ideale per gli appassionati del groove e delle sonorità e produzioni moderne: chi ha già seguito con interesse il gruppo in passato non deve poi proprio lasciarselo scappare. Peccato per il leggero calo nella seconda parte di cui vi abbiamo parlato in precedenza, ma le prime quattro canzoni valgono da sole l’acquisto. “VII: Sturm Und Drang” ci restituisce infatti un’ottima band che si era un attimo smarrita, ma che ora è tornata più forte che mai.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Still Echoes
02. Erase This
03. 512
04. Embers
05. Footprints
06. Overlord
07. Anthropoid
08. Engage The Fear Machine
09. Delusion Pandemic
10. Torches


Sito Web: http://www.lamb-of-god.com/

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Fabio

    sottoscrivo in pieno questa bella recensionem i Lamb of God sono una garanzia e questo bellissimo disco ne è la prova

    Reply
    • Marco

      Hahhahahahah Fabiuccio io li conosco da una vita e ho tutta la discografia…sei arrivato in ritardo?e beh meglio tardi che mmmmmaaaaaiiiiiii…hahahhahaha puaaaaaaaaaa

      Reply (in reply to Fabio)

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