Inchiuvatu – Recensione: Via Matris EP

Prosegue il viaggio concettuale e misterico degli Inchiuvatu attraverso la pubblicazione periodica di Ep, cominciata con “33” nel 2008. Il percorso si arricchisce oggi di un nuovo capitolo, questo “Via Matris” che vede il progetto di Agghiastru evolversi ulteriormente. Se potessimo parlare di “black metal acustico”, per quanto una simile etichetta sembri di per sé formulare un assurdo, ebbene, “Via Matris” potrebbe essere un ottimo esempio.

D’altronde i componenti della band non hanno mai avuto preconcetti stilistici. Ben venga, perché l’ascolto è davvero interessante e riuscirà a convincere sia gli incorruttibili sostenitori del black metal tradizionale, sia chi è n cerca di sonorità particolari. Una cosa è certa: il black metal mediterraneo degli Inchiuvatu è caldo, sensuale, profuma di terra e scotta come il fuoco. “Via Matris” (ri)parte saldamente da questo punto. L’album è stato registrato interamente con le chitarre acustiche, eppure potremo udire tutta la velocità e la crudezza del black. Ad esso si sposa il folklore siciliano attraverso gli strumenti di genere come il violino, fiati e percussioni.

Non ci sono grosse differenze stilistiche tra un brano e l’altro, ma Agghiastru e Rosario Badalamenti vincono la partita grazie a un’estetica della forma canzone curata nei minimi particolari e soprattutto giocando sull’emozionalità suggerita da ogni singola traccia. L’uso frequente del dialetto siciliano fa poi sì che il platter suoni ancora più antico e dal sapore popolare, compagno di episodi che pur in chiave unplugged, non lesinano sensazioni fisiche e potenti.

L’opener “In Utero” lo mette in chiaro, con il suo incipit ragionato e ricco di tastiere che presto lasciano spazio allo screaming e ad un’esecuzione veloce. Ogni canzone è da considerarsi come un tassello parte di un mosaico da godere per intero nella sua bellezza. Tra esse vogliamo però citare “Matri Addulurata”, una traccia davvero plumbea e malinconica arricchita dall’intervento degli strumenti a fiato sul finale, ancora “Trafitta”, poesia in italiano che si snoda tra archi e tamburelli e la conclusiva “Santa Balata”, che tra grida, chitarre veloci e cacofoniche, si evolve poi in una dolente marcia funebre, forse preludio a quello che sarà il prossimo episodio.

Concludiamo segnalando la bontà e per molti versi l’unicità della proposta. Agghiastru si mostra ancora una volta un artista versatile e meritevole di consensi.

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Inch Productions

Anno: 2014

Tracklist:

01.  In Utero

02.  Ammuccia

03.  Matri Addulurata

04.  Trafitta

05.  Eterna Gloria

06.  Scrucifissu

07.  Santa Balata


Sito Web: http://www.inchiuvatu.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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