The Cure – Recensione: The Top

E i Cure scoprirono il colore. “The Top” è un disco inusuale, parimente amato e odiato dai fan e a volte dallo stesso Robert Smith, che in un’occasione ne parlò dichiarando che “…tutte le band fanno almeno un disco brutto. Questo è il nostro”. Per poi naturalmente cambiare idea e rivalutarlo qualche tempo dopo.

All’indomani del monumentale “Pornography” (la recensione) la band inglese non stava certo vivendo un periodo semplice. Le tensioni tra Robert Smith e Simon Gallup portarono il gruppo a un quasi scioglimento ed entrambi gli artisti avvertirono la necessità di dedicarsi a dei progetti diversi. Mr. Smith prestò la sua chitarra ai Siouxsie And The Banshees, mentre Simon si dedicò ai Fool’s Dance. Da segnalare (siamo nel 1983) anche la partecipazione di Robert al progetto sperimentale The Glove, voluto da Steve Severin (bassista dei Banshees) e album che in qualche modo sembrò influenzare la vena compositiva del Signor Cure proprio in occasione di “The Top”.

Anticipato da singoli sornioni e decisamente più allegri come il synth pop di “Let’s Go To Bed, “The Walk” e dallo swing rock dell’intrigante “The Lovecats” (raccolti su “Japanese Whispers” con le relative B-sides), “The Top” è un album scritto, composto e suonato quasi esclusivamente dal leader, con il contributo non più rimarcabile di quello del gregario di Laurence Tolhurst, Andy Anderson alla batteria e Porl Thompson al sax. Fu il manager Chris Parry che suggerì a un Robert stressato dai numerosi impegni e dedito all’uso di droghe, di lasciare i Banshees e concentrarsi sui Cure. “The Top” risente indubbiamente delle dipendenze e dello stile di vita che Smith tenne in quel periodo, tra eclettismo, psichedelia e colori artificiali. La paura di “Pornography” sembra essere passata e ora il palco è rivolto a un mondo caleidoscopico e surreale (“The Birdmad Girl”, “The Caterpillar”). Il “dark”, il “goth”, che i Cure (per quanto rifiutino categoricamente di appartenere a questa corrente) contribuirono volenti o nolenti a forgiare, si avvertono ancora ma sono mascherati. Lo capiamo dall’orecchiabilità malandrina di una pur distorta “Shake Dog Shake” e ancora nel gusto variegato ma tinto di nero della conclusiva “The Top”.

C’è nonsense e psichedelia in “The Top” (“Bananafhisbones”), un platter polivalente e difficile da capire a un primo ascolto ma che a nostro avviso matura esponenzialmente con il tempo. Non siamo di fronte al disco più rappresentativo del gruppo, né al più amato dai fan, eppure “The Top” gettò le basi per il futuro successo planetario dei Cure, autori di un pop rock pennellato di malinconia unico ed intenso.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Fiction

Anno: 1984

Tracklist:

01.  Shake Dog Shake
02.  The Birdmad Girl
03.  Wailing Wall
04.  Give Me It
05.  Dressing Up
06.  The Caterpillar
07.  Piggy In The Mirror
08.  The Empty World
09.  Bananafishbones
10.  The Top


Sito Web: http://www.thecure.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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