Scott Stapp – Recensione: The Space Between The Shadows

La vita di Scott Stapp dopo la gloria con i Creed è stata tutto tranne che lineare, tra cadute rovinose, ingressi “in sostituzione di” ed un faticoso ritorno alle proprie radici.

“The Space Between The Shadows” è un concentrato di rock made in U.S.A. al 100%, (chiamarlo “post-grunge” è forse troppo) non troviamo sorprese di grande rilievo, ma una serie di canzoni costruite con intelligenza. C’è anche quella furbizia tipica di chi ha vissuto e vive il mestiere da anni a sa come toccare corde ben precise, come “Name” dove Stapp prova a mettere a nudo parte della sua anima.

In “Purpose For Pain” (anche video) la storia da raccontare diventa intensa, con quei trascorsi che hanno appesantito tra anima e mente il percorso terreno del cantante americano. “There’s so much to lose. Yeah, there’s so much at stake”, nient’altro da aggiungere.

Ma per ogni momento di buio, c’è anche una versione “illuminata” e quindi nonostante un mood apparentemente cupo c’è una “Heaven In Me” che cresce e che si insinua anche grazie ad un testo che in questo caso davvero sembra uno dei 12 passi da compiere per uscire ad affrontare parte dei propri problemi. Un disco come una terapia quindi? In parte sì, e Stapp sembrava averne davvero bisogno per imparare di nuovo a disegnare canzoni convincenti.

“Survivor” gioca con le distorsioni dell’ultimo Creed (“Full Circle”) e resta a metà del guado tra passato e possibile evoluzione. Della stessa pasta “Wake Up Call”, che prova una strada sintetica per una ballad che nonostante l’intensità lascia poco il segno. Faccia della medaglia completamente diversa con “Red Clouds”, con la voce di Scott ad innervarsi drammatica in una canzone di ottima intensità emotiva. Di chiara matrice U2 “Gone Too Soon”, carina, ma poco più nonostante la dedica a Chris Cornell e Chester Bennington.

Non c’è più l’ingenuità dei primi anni 2000, gli artisti crescono, sbagliano e cercano altre via per riassestarsi in un mercato musicale saturo di tutto. Nel 2019 c’è ancora spazio per Scott Stapp e per la sua musica? Se il percorso di ricostruzione musicale non si arresterà qui ed ora, abbiamo di fronte un artista con ancora qualcosa da dire.

In ultima analisi forse manca la verve e la grinta dei primi Creed, ma Tremonti, Phillips e Marshall non credo si possano regalare a nessuno di questi tempi. Di maniera, certamente, però una materia che ancora piace ascoltare con un poco di malinconia. Un possibile punto di ripartenza.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. World I Used To Know 02. Name 03. Purpose For Pain 04. Heaven In Me 05. Survivor 06. Wake Up Call 07. Face Of The Sun 08. Red Clouds 09. Gone Too Soon 10. Ready To Love 11. Last Hallelujah (bonus track) 12. Mary Crying (bonus track)

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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