Void Of Silence – Recensione: The Sky Over

Mentre mi appresto (con colpevole ritardo) a scrivere di “The Sky Over”, il cielo su Pavia sta volgendo al nero. Se tutto va come previsto, pioverà poco e  asciugherà in fretta lasciando per ricordo solo un’insopportabile cappa di afa, che sconteremo stanotte. Poco importa, questo breve temporale è l’occasione giusta per approcciarsi definitivamente ai Void of Silence. Se la memoria non mi inganna, erano ben otto anni che il terzetto romano dava notizia discografica di se, da quel “The Grave of Civilization” che, pur mantenendosi ancora all’interno dei canoni doom, si sforzava nel mostrare soluzioni e sfumature inedite. Il nuovo disco, edito da Avantdgarde, prosegue ed estremizza il discorso iniziato in quel lavoro, alternando tre corpose suites ad altrettanti interludi strumentali.

I quindici minuti di “The Void Beyond” aprono il disco e ne rappresentano l’essenza, perdendosi tra gli Ulver di “The Marriage of Heaven and Hell” ed i Pink Floyd post-Barrett (elegante ed efficace come semore il lavoro dalle tastiere ed ai samples di Riccardo Conforti), mentre la voce di Luca Soi si erge fino ad allontanarsi verso l’orizzonte su una coda strumentale estremamente suggestiva.  La prima parte della titletrack suona invece classicamente metal, ma passati pochi minuti i riff a cui era solidamente ancorata si sciolgono in assoli atmosferici che riportano alla mente quelli del David Gilmour di “Echoes“, e così la canzone inizia a fluire imperturbabile, sino ad una nuova increspatura sul finale.

A “Farthest Shores” viene affidato il compito riannodare le fila del discorso dopo il breve sketch chitarristico di “Abeona” e di trasportare l’ascoltatore  verso la coda ambient/acustica, peraltro riuscitissima, di “White Light Horizon“. Lunga sedici minuti, la suite è il pezzo più complesso e completo dell’intera opera, con gli arpeggi sospesi che la introducono, la struggente melodia del cantato, chitarre (eccellente il contributo di Ivan Zara) e tastiere che oscillano ancora tra i Pink Floyd e Vangelis , fino ad un finale funeral doom che farebbe invidia ai Bell Witch di “Mirror Reaper“.

Ci vorranno ripetuti ascolti  per comprendere la vera natura di questo album, e forse scopriremo di aver definito come capolavoro un disco semplicemente troppo complicato per non risultare affascinante. Per quel che mi riguarda, “The Sky Over” è comunque un’opera coraggiosa ed elegante, composta da una band che continua a rimettersi in gioco nel tempo per evolversi, e che, almeno al di fuori dell’Italia (per questo paese si sono perse le speranze), dovrebbe ottenere il rispetto e l’attenzione che merita.

Voto recensore
8
Etichetta: Avantgarde Music

Anno: 2018

Tracklist: 01. The Void Beyond 02.Abeona (or quietly gone in a hiatus) 03. The Sky Over 04. Adeona (or surfaced as resonant thougths) 05. Farthest Shores 06. White Light Horizon
Sito Web: https://avantgardemusic.bandcamp.com/album/the-sky-over

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